104. Il Papa e il diritto di parola

Sono passate diverse settimane dal giorno in cui stampa, televisioni, politica hanno solidarizzato con Papa Ratzinger per la contestazione di studenti e docenti dell’Università di Roma, dove era stato invitato dalle autorità accademiche a parlare di scienza.
A mio avviso, a mente fredda, appare chiaro come la questione non fosse il diritto di parola per il Papa, ma il diritto degli studenti e dei docenti alla contestazione della parola del Papa. E cioè: è stato Ratzinger che ha scelto di non andare all’Università, per non subire la contestazione studentesca.

Nessuno avrebbe impedito l’ingresso del Papa all’Università. E’ vero il Ministro dell’Interno Giuliano Amato, campione della diplomazia un po’ ipocrita della politica, sembra avesse suggerito all’ufficio stampa vaticano di trovare una scusa per non accettare l’invito delle autorità accademiche, ma non certo perché non potesse garantire il diritto di parola al Papa, ma per evitare l’imbarazzo della contestazione. E questa é stata la ragione per cui Papa Ratzinger ha rinunciato al suo intervento all’Università. Solo che invece di addurre le scuse generiche suggerite dal ministro, ha abilmente denunciato l’impossibilità di aderire all’invito perché impedito dalle contestazioni. Una abilissima scelta politica che ha conseguito due obiettivi importanti: evitare l’imbarazzo di un Papa contestato e conquistare solidarietà unanime e prime pagine in tutto il Mondo con la manipolatoria comunicazione della rinuncia a parlare a causa dell’intolleranza degli estremisti.

Questa riflessione prescinde da un giudizio di merito rispetto la contestazione .
Nel merito, infatti, anch’io concordo con lo scritto di Sofri su Repubblica sul fatto che Ratzinger doveva poter parlare di scienza, proprio in nome di quello scienziato perseguitato dalla Chiesa Cattolica. Ma l’essere in disaccordo con la contestazione non ci impedisce di certo di entrare nel merito del metodo e quindi della scelta politica del Vaticano di manipolare la verità dei fatti, né assolve politica  e media che nella quasi totalità hanno voluto sposare la scelta vaticana.
Questo Papa politico che, accentuando la scelta già iniziata da Wojtila, vuole esprimere il suo pensiero su questioni etiche, politiche, scientifiche, in ogni occasione, dovrebbe accettare il fatto di poter essere contraddetto, contestato, combattuto. Nel momento in cui la Chiesa parla di temi non religiosi, e ne ha a mio avviso tutto il diritto, dovrebbe accettare la logica conseguenza della contestazione, dell’essere contraddetto.

Va anche sottolineato che le esternazioni della gerarchia vaticana non sono davvero occasionali ma continue e arrivano perfino a giudicare le scene di sesso al cinema, come accaduto per il film “Caos Calmo”. A parer loro, infatti, Nanni Moretti e Isabella Ferrari si sarebbero dovuti rifiutare di interpretare le scene di sesso e al regista è stata addirittura rimproverata la mancanza di una logica riproduttiva di quelle scene. Riportando cioè la Chiesa a prima del Concilio di Trento, quando nella dottrina si diceva che il sesso deve essere finalizzato alla procreazione.
Da laico e libertario non sono d’accordo con quei laici che vorrebbero negare il diritto alla Chiesa di esprimere ciò che pensa sui temi etici o altro.  E’ la politica, sono i media che dovrebbero invece, nel nome della Repubblica laica, evitare di diventare cinghia di trasmissione della linea etico-politica espressa dal Papa Ratzinger . Perché se il Papa fa il suo mestiere e lo fa bene, la cultura laica, i laici in politica non fanno il loro. Ed è questo in realtà il problema di fondo.