12. ARTE AYURVEDA

Quanti di voi avranno notato nei centri storici delle vostre città quei cartelli con la scritta “zona militare, limite invalicabile” ? Siete talmente abituati a vederle che non vi è capitato mai di pensare “ma cosa succede lì dentro, in queste città chiuse e protette dagli sguardi indiscreti?”. Già, cosa succede? Niente. Qualche marcia, qualche addestramento per militari professionisti al 95% inutili. Percentuale a caso? No. Oggi sono a busta paga 192.000 militari. Utilizzati nelle missioni internazionali: 8.000 uomini. Qualche altro centinaio utilizzato saltuariamente per sostegno alla protezione civile, per l’immondizia a Napoli, per sostegno alla polizia in Sicilia. E gli altri 180.000 stipendi? Congelati nelle centinaia di caserme. E le centinaia di caserme corrispondenti a milioni di metri cubi e cioè a miliardi di euro di valore immobiliare? Congelati dagli interessi comuni politico/militari. Ogni tanto si leva una flebile protesta di qualche associazione pacifista di fronte a finanziarie di guerra dei vari governi Prodi e Berlusconi che hanno costantemente aumentato le spese militari per acquistare inutili e sofisticati bombardieri atomici. Ma queste sono noccioline. La vera spesa che nessuno mette in discussione riguarda la struttura intera delle forze armate e le strutture logistiche che riflettono una forma esercito del ‘900: Dei 23 miliardi di euro che ogni anno spende lo Stato per le Forze armate, il 60% vanno in stipendi. I politici italiani hanno messo in soffitta le ideologie del ‘900 ma non la struttura militare dello stesso secolo. Si sono formati reparti particolarmente addestrati per le missioni internazionali ma senza smantellare la grande macchina militare ereditata dalla seconda guerra mondiale. Troppi interessi, troppi traffici. Eppure anche un bambino oggi sa che le guerre sono e saranno sempre di più guerre Nato o guerre ONU dove i contingenti dei paesi occidentali saranno sempre di qualche migliaio di uomini particolarmente addestrati. Basterebbe un esercito europeo dove ogni paese partecipa con qualche migliaio di soldati e addirittura potremmo azzerare quasi del tutto le spese militari strutturali. Non c’è bisogno di essere pacifisti per dire queste cose. Anche un militarista di buon senso sa per certo che l’ elefantiaca struttura militare in essere non serve a nulla se non a mantenere se stessa e i propri privilegi di casta degli intoccabili. Ci sono poi dei paradossi che fanno ridere se non ci fosse un Paese in ginocchio che si sente costretto a lasciare a casa 30.000 precari della Scuola. Sentite questa: dei 192.000 militari a stipendio più della metà sono ufficiali e sottufficiali. Cioè sono più quelli che comandano dei comandati. Ciliegina: ci sono 39.1200 marescialli e 2.815 ufficiali in più di quelli previsti dal piano Difesa. (Dichiarato dal Capo di Stato maggiore Ammiraglio De Paola durante un audizione alla Camera-Commissione Difesa) Tuttavia il potere politico preferisce tenere nelle furerie delle Caserme questi 40.000 esuberi a gestire i loro affari e lasciare a casa 30.000 precari della scuola pubblica. Altre anomalie della casta militare? Gli immobili. La quantità di proprietà immobiliari in appannaggio alle Forze Armate e seconda solo a quelle della Chiesa che detiene il 20% delle proprietà immobiliari in Italia. Esentasse. Ma di questo parleremo un’altra volta. Gli immobili di proprietà delle Forze armate sono caserme, depositi ma anche grandi strutture inglobate nel tessuto urbano. Ci sono centinaia di caserme addirittura dimesse, abbandonate. Questa consideratela un’ anticipazione. Stiamo raccogliendo dati e informazioni per avere un quadro dettagliato di questa piovra militare. E sarà tema di un numero di Re Nudo. Queste anticipazioni sono però sufficienti per avere coscienza che non possiamo più dare deleghe a una classe politica subalterna a queste logiche. E’ davvero tempo di confrontarci e incontrarci tutti noi dei movimenti olistici, dell’ area della nuova coscienza, degli onesti esclusi dai giochi politici, per decidere insieme il che fare, per un’assunzione diretta, in prima persona di un ingresso in politica. Non espressione di una piccola area di ricercatori spirituali, non espressione di nuove ideologie new age o neopacifiste, ma come pragmatici liberi da condizionamenti ideologici o di potere capaci di osservare i meccanismi malati della politica e come il bambino della favola di Andersen saper indicare dove il Re è Nudo indicando e svelando i tabù che circondano Forze Armate, il potere temporale della Chiesa, la Sovranità monetaria.Il Coordinamento delle Comunità e Associazioni etico/interiori/spirituali (Conacreis) ha già dato un assenso di massima a muoversi in questa direzione, altri ci stanno pensando e lavorando. Potrebbe essere che il 2012 accanto alla fine di una politica ormai incapace di trovare sbocchi possa vedere la nascita di una nuova era di esseri umani in politica, capaci di condurre a nuove strade per uscire dalla crisi globale.
ECCO ALCUNI ELEMENTI INDICATIVI  PER UNA RIFORMA RADICALE DELLE FORZE ARMATE  E UNA RICONVERSIONE DELLE SPESE MILITARI IN SPESE PER MIGLIORARE LA QUALITA’ DELLA VITA

Ridurre da 190.000 a 20.000 i militari.  Nel contempo lavorare ad un esercito unico europeo con la prospettiva di ulteriori riduzione degli effettivi.

Chiusura del 90% delle caserme   riducendole ad  una caserma per regione per ogni arma.

Ridurre  conseguentemente la spesa corrente militare dagli attuali 23 miliardi di euro all’anno a tre- quattro miliardi all’ anno.

Destinare le risorse di spesa militare per: energie rinnovabili, ricerca e formazione, scuola e cultura e per la riduzione delle tasse.

Riconvertire i 170.000 ex militari in: operatori ecologici per la pulizia delle città, dei boschi, delle spiagge, vigilanza di quartiere nelle città, aumentare il corpo dei vigili urbani per la sicurezza delle periferie metropolitane, rafforzamento della Pubblica Sicurezza, rafforzamento della Guardia di Finanza per la lotta all’evasione fiscale.

Riconversione delle Caserme in ostelli, campus universitari, edilizia popolare giovanile, cohousing, asili nido, centri culturali, mense per i poveri, turismo popolare.