Non il fare, ma l’essere al primo posto, sempre

“Se tu metti un masso molto pesante su di un prato verde, l’erba gradualmente scomparirà perché non può ricevere la luce del sole. Ma se fai rotolare via il masso, l’erba verde ricomparirà nuovamente da sola. Non è necessario niente di più di questo.” (Osho)

Re Nudo in questa fase con il Manifesto del Conacreis e il Programma di riforme radicali vuole denunciare l’esistenza di questo masso o meglio dei mille massi che corrispondono ai diversi condizionamenti e blocchi che impediscono il fiorire della vita delle persone. Condizionamenti e blocchi che si trovano all’interno di ognuno ma anche fuori, nell’organizzazione della vita sociale. Si tratta quindi di un lavoro duplice. Agire dentro e fuori. E il lavoro dentro di noi sui nostri blocchi e condizionamenti resta il lavoro principale senza il quale non faremmo altro che proiettare all’esterno sul sociale, le nostre miserie interiori. E questo è quello che fanno i politici, non c’è davvero bisogno di altri politici “nuovi”.

Solo se riusciremo a mantenere l’essere al primo posto potremo davvero fare qualcosa di positivo nel sociale. Quest’anno ci sono una miriade di inziative che partono dal mondo olistico, da “Coscienza in rete” di Fausto Carotenuto, alla rete olistica di Nitamo Montecucco con l’ambizioso progetto di meditare a Roma il 12.12.2012 in migliaia,il Partito di Salvatore Brizzi, Democrazia diretta,il programma degli Umanisti e tanti ancora che non basterebbe una pagina per elencarli tutti. La sfida, la grande sfida in gioco è vedere se il mondo olistico riuscirà ad esprimere questo “fare” come un’articolazione di un organismo che si muove autonomamente ma in sincronia, oppure se riprodurrà i sintomi delle organizzazioni dissociate una dall’altra in competizione o in negazione una dell’altra, riproducendo più un robot che un organismo.

E questo significherebbe aver perso la sfida per un reale cambiamento. Per quello che le nostre forze consentiranno, Re Nudo è consapevolmente pronto ad interagire e favorire l’empatia tra le cento iniziative. L’invito è ad ognuna delle forze in campo a considerarci interlocutori per un agire in sintonia tra tutti. Siamo anche consapevoli che questo è un progetto utopico ma siamo altresì consapevoli che già di per se è un valore iniziare questo processo individuale e collettivo di trasformazione, indipendentemente dai risultati immediati. Mettersi in movimento,”essere” in movimento,fa già parte del risultato,perché consente comunque di praticare un processo positivo,di inclusione,di comprensione. Di avere, come diceva Giorgio Gaber, l’altro dentro di te.