96. Non possiamo fallire la morte

Prendiamoci cura di quello che vorremmo accadesse nel caso di una nostra morte prematura o di coma vegetativo o di stato terminale.

Poco meno di due mesi fa è morta Jivan Nadi, “amica” di Re Nudo fin dagli anni ’70.
Una morte improvvisa a 43 anni che ha tragicamente colto di sorpresa tutti, da suo marito Niketa a tutti i suoi amici. Al di là della disperazione e del dolore che ha attraversato tutti quelli che l’hanno conosciuta ed amata, la sua morte mi ha dato motivo di riflessioni che vorrei condividere con voi.

Prima di tutto questa morte è una di quelle morti che ci aiutano a ricordare che non siamo immortali, che non è vero che la morte è sempre quella degli altri. Quando si muore a 43 anni e nel giro di poche ore dal ricovero in ospedale, questo significa che tutti noi siamo a rischio.
A parte le considerazioni sul tempo e su come utilizziamo il tempo che sicuramente ci potrebbero aiutare a sprecarne meno in cose inutili, e a posporre meno le cose importanti, ci sono alcune altre riflessioni pratiche che penso siano utili.

Innanzitutto il testamento. E’ tradizione che il testamento riguardi gli anziani. Se abbiamo le idee chiare sulle persone alle quali vogliamo bene è invece importante, se abbiamo qualcosa da lasciare, prevedere fin da giovani cosa lasciare e a chi.

Se siamo ricercatori spirituali ma la nostra famiglia è magari cattolica-bigotta o comunque lontana dal nostro sentire, è importante dettare le nostre volontà su come e chi dovrà celebrare la nostra morte, essere molto precisi nel dare disposizioni certe. Questo non perché genitori o familiari siano necessariamente ostili alle nostre scelte di vita ma perché è quasi normale che di fronte alla morte magari improvvisa di un figlio, i parenti, specie se cattolici, seguano la loro fede e sicuramente con le migliori intenzioni ci troviamo un funerale religioso.

Presto sarà votata dal Parlamento una legge che regolamenta il testamento biologico rispetto la cremazione, accanimento terapeutico, donazione degli organi e altro.
Già ora comunque è possibile lasciare una dichiarazione in questo senso rivolgendosi alla Consulta di bioetica a Milano. Ha comunque un valore legale anche se minimo, fino a quando non sarà in vigore la legge ma è meglio di niente.

Portare l’attenzione a queste problematiche, affrontare nei dettagli ogni singola questione può diventare un vero e proprio percorso di meditazione imparando ad avere una familiarità con la morte come cosa nostra, proprio nostra.
Momenti di meditazione e di consapevolezza attraverso anche gesti pratici, concreti, scrivendo in prima persona . Un percorso  che ci può aiutare a non fallire la nostra morte e magari a vivere meglio il qui e ora, ovvero “quel che ci resta da vivere