Avere completa fiducia nella vita coltivando sempre il dubbio: il mio Mauro Sanatano Rostagno

di Majid Valcarenghi

Ricordo il primo incontro con Mauro all’Università Statale di Milano in una assemblea credo all’ inizio del ‘68 in cui venne contestato duramente dal movimento studentesco di Capanna…
Lui veniva da Trento dove a Sociologia, con Renato Curcio, aveva già organizzato  le prime manifestazioni e occupazioni dell’Università. A Milano alla Statale, con la sua impronta ideologica già definita con Lenin, Stalin, Mao quelli di Trento venivamo considerati spontaneisti: studenti sprovveduti, poco meno di nemici del popolo. Così la gran parte dell’assemblea della Statale lo ricoprì di fischi, costringendolo a congedarsi riuscendo però a scandire “Voi fuori da Milano non contate niente di niente”.  A me colpì subito il suo coraggio ma anche lo spirito libertario che traspariva dal suo discorso. Così decisi di aspettarlo all’uscita dell’Università e gli manifestai vicinanza e simpatia…

Lo rividi diversi mesi dopo, quando progettavo Re Nudo, Mauro fu subito incuriosito e mi invitò a frequentare lui e il suo piccolo gruppo (di cui ricordo Paolo Sorbi) che andava a volantinare davanti alla Pirelli, la Siemens, la Breda, le fabbriche della periferia milanese. Non era ancora nata Lotta Continua ma quel gruppo avrebbe poi fatto parte dei fondatori di quel gruppo extraparlamentare.
Io mi sentivo un po’ pesce fuor d’acqua a dare quei volantini e mi resi conto che ero con loro perché sentivo questa forte attrazione umana oltre che politica per Mauro, ma l’incontro con gli operai sul fronte del lavoro, non era il mio terreno. Io mi sentivo più portato a dare la mia energia, più che alle otto ore lavorative, alle altre sedici ore di vita.

Quello che poi sarebbe stato il focus di Re Nudo: il tempo libero, le relazioni, la sessualità, il vivere insieme, la famiglia, la musica, le esperienze psichedeliche. La cosa che mi colpì profondamente è che mentre i militanti dei gruppi politici extraparlamentari esattamente come i partiti tradizionali, ci consideravano dei pericolosi piccolo-borghesi corruttori dei giovani, Mauro entrò subito in sintonia con noi, procurandosi non pochi fastidi dagli altri dirigenti della nascente Lotta Continua. Da loro Mauro veniva tollerato per la sua capacità di empatizzare e comunicare con gli operai ma era forte il dissenso per la sua propensione a includere nella sua visione della vita anche quelle sedici ore di cui si occupava ReNudo.

Quello che dai politici veniva definito privato e quindi non interessante per il lavoro politico, mentre noi si sosteneva che anche il privato era politico nel momento in cui il maschio prevaricava nei rapporti la donna, sia nel sesso come nella divisione del lavoro. Erano tempi in cui le donne in politica erano destinate al ciclostile e raramente riuscivano a parlare in pubblico. Erano anche tempi in cui il rock veniva snobbato dalla politica ancorata alle canzoni militanti che cantavano in piazza.

Erano tempi in cui tanti giovani militanti politici andavano quasi di nascosto ai concerti e leggevano anche Re Nudo di nascosto dai Partiti oltre che dalla famiglia. Non Mauro, però, lui trasgrediva apertamente e rivendicava il diritto ad ascoltare la musica d’oltreoceano o i nostri cantautori italiani che cantavano sentimenti e visioni della vita senza gli occhiali ideologici di quei gruppi. Un giorno, conoscendo il suo antiproibizionismo e la simpatia che aveva per lo spinello, gli chiesi di scrivere per ReNudo un articolo sulla droga, lui accettò e lo fece senza tentennamenti o mediazioni.

Fu una presa di posizione apertamente a favore delle droghe leggere. Un articolo che immediatamente sollevò molte polemiche per le sue idee controcorrente rispetto alle tesi prevalenti nei gruppi della sinistra rivoluzionaria e anche di Lotta Continua. Addirittura ci fu un dirigente di un altro gruppo extraparlamentare “Avanguardia Operaia” che invitò i dirigenti di Lotta Continua ad espellere Mauro dal suo gruppo per le idee pericolose sulle droghe.

In realtà Mauro era stato duramente criticato dai suoi compagni ma questa intrusione di un dirigente di un gruppo concorrente giocò in suo favore. Prevalse infatti lo spirito di appartenenza e compattò Lotta Continua intorno al suo dirigente contestato e rispedì al mittente quel suggerimento, difendendo Rostagno pur tra mille distinguo. In seguito Mauro fu affascinato dai festival pop organizzati da ReNudo con la partecipazione prima di decine di migliaia e poi centinaia di migliaia di persone tra cui tantissimi giovani proletari che si riversavano dalle province e dalle periferie urbane di tutta Italia. Addirittura alla fine degli anni ’70 organizzò anche lui con Lotta Continua un festival a Licola.

Il nostro, è stato uno percorso di oltre vent’anni di continua vicinanza culturale e umana anche se raramente si concretizzava in incontri faccia a faccia. Ma quando questi avvenivano e si parlava delle cose e delle idee la sintonia era totale. Ricordo un incontro in Sicilia, a Terrasini nella Comune di Carlo Silvestro dove venne a trovarmi (all’epoca lui era stato trasferito a Palermo per organizzare Lotta Continua in Sicilia). Ricordo che, chiacchierando sdraiati sulla spiaggia si definì sorridendo un renudista e dicendo che in tanti dentro Lotta Continua si sentivano renudisti.

Nello stesso modo io mi sentivo più vicino a Lotta Continua, per lo meno alla sua componente libertaria che aveva in Rostagno il suo riferimento. Prima di essere trasferito in Sicilia aveva partecipato a Milano, alle elezioni politiche nelle liste di Democrazia Proletaria e non fu eletto per una manciata di voti. Re Nudo lo sostenne a spada tratta ma in verità non so quanto bene gli fece, dal punto di vista elettorale l’endorsement di Re Nudo, visto come era giudicato nel mondo politico.

Ho molti altri ricordi ma anche confusi nei tempi. Certo non posso dimenticare quando nel ’77 tornai da Poona vestito d’arancione e col mala al collo e incontrandolo ad una festa a casa di Carlo Vogel (che poi divenne sannyasin col nome di Kabiro), mi venne incontro chiedendomi  ‘Ma Bhagwan è dio?’  E io senza pensarci con una gran risata e gli risposi ‘Certo che si!’ E credo che quella risposta paradossale quanto la domanda fu la spinta decisiva per il suo viaggio in India. A Poona non ci siamo poi mai incontrati. Lo andai a trovare quando con Francesco Cardella e Chicca Roveri decise di aprire un Centro di Osho vicino a Trapani dove Cardella aveva una grande villa con annessi rurali e una piscina.

Io all’epoca avevo aperto Vivek un Centro di Osho a Milano, negli stessi locali dove Mauro insieme ad altri aveva dato vita a Macondo, un centro sociale ante litteram,  e che poi mi aveva lasciato suggerendomi di trasformarlo un Centro di meditazione di Osho. Poi mi invitò un paio di volte a Saman, così si chiamava il Centro vicino a Trapani. Ma in quegli incontri sentivo la presenza di Francesco Cardella che mi disturbava. Giocava a fare il guru imitando Osho e la cosa mi dava fastidio anche se apprezzavo il lavoro che Mauro (divenuto Sanatano) faceva con workshop e le meditazioni. Poi Cardella ricevette da Osho l’invito a chiudere Saman e trasferirsi in Oregon. Come se volesse interrompere il gioco del guru di Francesco. E a quel punto si consumò lo strappo. Francesco,Sanatano e Chicca decisero di trasformare Saman da centro di Osho a Comunità di recupero per le dipendenze. Per un certo tempo persi i contatti con Sanatano.

Rientrai in contatto con lui quando da segretario radicale (divenuto tale per la campagna per il visto d’ingresso di Osho in Italia vedi ReNudo 41) andai a trovarlo per chiedergli l’adesione di Saman alla campagna antiproibizionista che avevo lanciato tramite un Manifesto già sottoscritto da decine di intellettuali, artisti e parlamentari di diverse aree politiche.
Un Manifesto che pur condividendolo Sanatano non poté firmare perché-disse- avrebbe creato grossi problemi alla Comunità.  In quel momento infatti, tramite Cardella, Saman riceveva aiuti da Craxi, all’epoca Primo Ministro,che aveva appena promulgato una legge proibizionista sulle droghe.

Ricordo che accantonando la questione del Manifesto antiproibizionista, parlammo per ore ripercorrendo episodi di tanti momenti diversi delle nostre vite parallele…vite parallele che ogni tanto s’incontravano con un calore e un energia che chiamerei di amorosi sensi… Ricordo quasi con invidia e tanta commozione (io che padre non ero diventato) quella volta in cui sbaciucchiandosi la piccola Maddalena Kussum, roteandola e mordicchiandola da tutte le parti mi disse: “ una cosa così Majid ti cambia la vita…” del resto Sanatano aveva un rapporto con la vita assolutamente carnale. Passione e totalità in tutte le cose che faceva. Mi disse che aveva appena ricevuto quella comunicazione giudiziaria che ha ricordato Marco Boato in cui si accusava Lotta Continua dell’omicidio Calabresi.

Ho ancora chiaro il ricordo di cosa mi disse in proposito in quella giornata d’agosto passata a Saman e che non sapevo certo che sarebbe stato l’ultimo incontro perché un mese dopo sarebbe stato ucciso “ Guarda Majid, noi di Lotta Continua cazzate ne abbiamo fatte, anche violenze, ma sulle cose non contro le persone…non era nostra la cultura della violenza contro le persone…poi mi guardò dritto negli occhi e ribadì: Noi con l’omicidio Calabresi non c’entriamo niente.

Avrei voluto tanto che Mario Calabresi (il figlio del Commissario assassinato) avesse potuto ascoltare la forza e l’emozione con cui affermava quella sua verità. Vorrei dire ancora una cosa: in tanti abbiamo pensato all’analogia dell’omicidio di mafia di Peppino Impastato e del delitto di mafia di Mauro Rostagno. Il tentativo di depistaggio per far passare come incidente di un terrorista per Impastato, e quello di un delitto di tossici per Sanatano o peggio se ricordiamo le insinuazioni contro Chicca. Però una differenza c’è stata, i genitori di Impastato hanno cercato di sottrarsi alla logica mafiosa che li obbligava ad accettare che il figlio venisse condannato a morte. Per Sanatano invece non ci fu da parte del suo amico Cardella lo stesso coraggio del padre mafioso di Impastato.

Certo, Cardella tentò di dissuaderlo nel suo denunciare quotidianamente la mafia alla tv locale dove teneva un telegiornale, immagino che  avesse anche cercato di mettere sull’avviso Mauro che stava rischiando grosso con i suoi discorsi in televisione. Poi però quando è arrivato il momento in cui la mafia ha emesso la sentenza lui ha scelto di girare la testa dall’altra  come la cultura mafiosa gli imponeva subendo di fatto la scelta delle cosche. Il comportamento di Cardella poi, dopo l’omicidio, quando Chicca è stata incarcerata è stato ignobile anche nelle piccole cose, facendole mancare qualunque tipo di sostegno… Non sento di perdonarlo per questo…

Come non mi sento di perdonare tanti degli ex amici di Sanatano o quei giornalisti, uomini delle istituzioni che ancora considerano il delitto Rostagno come un delitto da non citare, come se non fosse proprio di mafia o come se lui non fosse proprio una vittima di mafia perché in Comunità c’era la Bentley di Cardella o perché nella Comunità c’era la piscina, o perché i paradossi di Sanatano a chi gli chiedeva sul perché i ragazzi a Saman venivano trattati cosi bene, senza le costrizioni praticate da altre Comunità di recupero, in qualche modo davano fastidio.

Come dava fastidio a questi burocrati dell’esistenza, l’irriverenza, la provocatorietà, l’essere fuori dagli schemi di questo grande essere umano che è stato Sanatano.
Forse siamo noi a sbagliare, a credere che la sua grandezza, la sua umanità, il valore civile della sua vita e della sua morte possa essere capito dai tanti piccoli uomini che hanno Potere ma non hanno occhi per vedere al di là della loro piccola e rigida concezione di vita. Anche per questo ho davvero apprezzato la dichiarazione del Presidente della Repubblica attuale, Sergio Mattarella, che in occasione del trentennale dell’assassinio lo ha ufficialmente ricordato con la dichiarazione che riportiamo in queste pagine._(continua su re nudo 42)