Eroine!

di Italo Bertolasi

In un mondo al rovescio in cui il potere, la religione, la ricerca scientifica, il diritto e il mondo del lavoro parlano per lo più linguaggi maschili e dove una prevalenza di maschi violenti e egoisti ci amministra discriminando i più deboli, e “risolvendo” i conflitti con guerre che distruggono non solo vite ma anche ambienti naturali, c’è bisogno di cambiare. Di reinventare il mondo. Ridando voce e potere alle donne.

Nel libro “Il risveglio della Dea” la guaritrice americana Vicki Noble riflette: “Riprendere possesso di sé per ristabilire il proprio centro per una donna è un’impresa coraggiosa che richiede anni di lavoro durissimi. E’ quel lavoro di lotta e consapevolezza che chiamo “sciamanesimo femminile”…una profonda conoscenza di sé stesse e una guarigione che renderà ogni donna più capace di cambiare il mondo”. Mai come oggi le donne sono protagoniste di una grande riscatto: in tutto il mondo si alleano per dar sostegno al dolore che affligge figlie, sorelle e madri più sfortunate, per poi agire, con determinazione contro la malattia del Patriarcato attivando un processo di guarigione rivolto al mondo intero. Questo “risveglio” è anche un’assunzione di responsabilità e di potere che contribuirà a una civilizzazione dell’uomo e al benessere del mondo intero. In prima linea si presentano donne tenere e determinate che con sacrifici e anni di lavoro hanno creato opportunità di pace e “sorellanza”. Chiamarle ‘eroine’ non è certamente eccessivo. Sono donne esemplari che hanno dedicato la loro vita agli altri.

Alle donne sopratutto e ai più deboli. Rischiando spesso la loro stessa vita come le “ambasciatrici del sorriso” in paesi in guerra o sfidando la criminalità che gestisce lo sfruttamento sessuale e la violenza che sfrutta e condanna le donne più sfortunate ad un destino di povertà e sudditanza. Quest’eroismo femminile è legato al coraggio non solo di un momento ma di una intera vita dedicata con tenacia a sconfiggere la violenza e l’ingiustizia. L’eroismo é anche nelle loro voci contro l’indifferenza e il silenzio che ha attivato una rivoluzione etica che antepone l’amore, la pace e l’accoglienza ai più deboli. Eroine geniali che sono riuscite a coinvolgere in questi “sogni” migliaia di altre donne.

Ecco allora tre storie esemplari.

 

Nepal: Le “prostitute di Shiva” e l’eroe Laxmi Anuradha Koirala

Non ci sono cifre attendibili sul numero di bambine nepalesi “vendute” ai bordelli indiani: l’omertà e l’ovvia clandestinità dell’industria del sesso rende impossibile stime anche approssimative. Asia Watch, una “Ong” che ha monitorato questo crimine, denuncia che più di 50.000 ragazze nepalesi sono state vendute e costrette a lavorare nei bordelli di Bombay e che ogni anno un numero elevato (tra 5.000 e 7.000) di donne e bambine vengono trafficate a scopo sessuale verso l’India e verso altri paesi asiatici. Il disagio della condizione femminile in Nepal è aggravato anche dal costume dei matrimoni precoci dove il 7% delle ragazze viene sposata a forza prima di raggiungere i 10 anni e il 40% prima dei 15 anni. Spesso lo sposo è un lontano parente o un uomo ricco con il doppio o il triplo dell’età della sposa. Anche il parto è un grande pericolo per la salute della donna. Ogni anno circa 60.000 giovanissime madri muoiono per complicazioni post parto o per pratiche abortive. Inoltre le donne in Nepal sono discriminate nell’educazione scolastica.

Il tasso di alfabetizzazione per gli uomini è del 66%, che scende però a circa il 30% per le donne. Si tratta di cifre che nascondono però situazioni ancora più drammatiche come quella nella casta più bassa, quella dei dalit, dove a saper leggere e scrivere é solo il 7% delle donne. Nelle zone più remote dell’Est Nepal sopravvive anche la piaga storica della “prostituzione sacra” che obbliga le bimbe più povere della casta Badi a prostituirsi nei templi. Si calcola che più di 60.000 donne Badi esercitino la prostituzione in terribili condizioni di sfruttamento. Schiavitù sessuale e prostituzione sono tra le principali cause della pandemia di AIDS che ha colpito il Nepal. Contro questo genocidio al femminile che si é perpetuato per secoli nel paese dei Budda e delle nevi eterne é nata nel 1993 l’associazione “Maiti Nepal”, creata da Anuradha Koirala, che ho incontrato più volte a Kathmandu. Dopo aver insegnato per più di vent’anni in varie scuole della capitale e ispirata dall’esempio di Madre Teresa di Calcutta, Koirala inizia a raccogliere prostitute e donne povere in un piccolo ricovero vicino ai templi sacri di Pashupatinath. Dedicati a Shiva. Luoghi di preghiera ma anche di traffici loschi (droga) e dove dopo i rituali ci si può sollazzare con le giovani schiave e”prostitute di Shiva”. Maiti Nepal é dedicata totalmente a campagne di educazione al femminile, ma anche ad operazioni di controllo al traffico di donne condotto con un corpo speciale di amazzoni ai confini colabrodo Nepal/India. E ancora al sostegno al parto e alle cure sanitarie, fornendo antiretrovirali e antibiotici a bimbi e donne infette di TBC e HIV.

Oggi Maiti ha tre case d’accoglienza e nove “transit home” ai posti di frontiera. Più due hospice per malate terminali (HIV) e una scuola per bimbi di strada. Il 25 novembre 2010 Anuradha Koirala ha ricevuto il premio “CNN Hero” che l’importante network televisivo americano dedica 14 ogni anno ad eroi della pace, non famosi e per lo più invisibili. Anuradha Koirala ci dice: “Maiti ha dedicato sempre i suoi sforzi alla prevenzione della tratta di bimbe e donne verso i bordelli indiani, un tema scottante per il Nepal. Il salvataggio delle ragazze costrette a prostituirsi e il trovar loro alternative economiche per la sopravvivenza é in Nepal una delle lotte più ardue e sconosciute ai più. E’ la chiave per restituire dignità e libertà alle nostre donne. La “guarigione” e i percorsi di counseling e riabilitazione, soprattutto con ex prostitute, è una grande sfida che abbiamo accettato con fiducia, ottimismo ma anche grande determinazione. Concretamente le accogliamo, le ascoltiamo e forniamo loro un’educazione – lettura e scrittura – ma anche in materia di sanità, di leggi e loro diritti. Le ragazze vengono anche addestrate ad una professione, a sviluppare reddito e così a riscattarsi ed emanciparsi. Maiti le aiuta fino a quando saranno pronte “a rimettersi in piedi” da sole. Beneficiarie dei nostri programmi sono anche ragazze vittime di abusi sessuali, bambini abbandonati, bimbe povere e potenziali vittime della tratta, donne indigenti e malate rimpatriate dai bordelli indiani, ragazze e bambini malati con infezione da HIV ed epatite B che é endemica in Nepal.”

Info: www.maitinepal.org

 

Bali: Nascere con amore e l’ostetrica eroe Ibu Robin Lim

Ibu Robin Lim è un’ostetrica “balinese” giramondo. Che ha vissuto nel New Jersey e per alcuni periodi a Okinawa (Giappone), Bagujo (Filippine), Maui (Hawai), Puntagorda e Antigua (Canarie), in Belize, a Farfield (California), Parigi, Singapore. Dopo aver scritto e insegnato Poesia nel 1991 decide di diventare ostetrica lavorando fianco a fianco con le levatrici balinesi tradizionali. Nel 1994 fonda l’associazione no profit Yayasan Bumi Sehat (Bumi sta per terra madre e Sehat significa sano, felice). Bumi Sehat è un consultorio per le madri e le famiglie, in cui operano insegnanti, ostetriche, infermiere, medici e volontari internazionali che lottano contro la povertà e la malnutrizione garantendo una gravidanza sana e un’accoglienza di cure e affetto ai nuovi nati. Subito dopo lo tsunami del 2004 Robin Lim si è recata con il suo team ad Aceh, molto vicino all’epicentro del sisma, dove il 70% della popolazione è morta in meno di un minuto. Qui ha fondato la seconda clinica Bumi Sehat. In seguito ha creato un pronto soccorso ostetrico nei terremoti di Yogyakarta – maggio 2006 – Padang nel settembre 2009 e in quello catastrofico di Haiti nel gennaio 2010. Proprio qui, a Jacmel, ha fondato la terza clinica Bumi Sehat, oggi interamente gestita da una Ong locale.
L’intervento di Ibu Robin  non è solo di fornire un’ostetricia d’emergenza, ma anche quello di offrire un servizio sanitario gratuito, basato su tre principi forti e semplici: rispetto delle culture, della natura e delle scienze mediche. Ibu Robin è promotrice di un’idea di ostetricia come arte della cura basata sull’amore e rivolta non solo al bimbo ma al mondo intero.

E’ convinta che così si diventi portatori di Pace. Nel 2011 è stata nominata Eroe CNN. Il mondo le ha creduto! Ci dice: ” Seduta qui, godendo il cielo pieno di nuvole di Bali e la vista in lontananza del vulcano sacro Agung, sono commossa e mi salgono le lacrime, perché sto pensando a tantissime persone che amo profondamente. Trovare il tempo per riflettere e riposare è davvero una conquista; noi ostetriche siamo siamo sempre reperibili giorno e notte, senza pausa. Un mestiere faticoso che di fatto ADORIAMO! Questa mattina, durante le visite post parto a Mamme e Bambini (ci sono stati sei nuovi nati nelle ultime 24 ore a Bumi Sehat Bali), Wayan Minitari è arrivata e in pochissimo tempo ha avuto il suo secondo figlio.
Ecco come amo cominciare la giornata, un piccolo prima di colazione! Nella calma dell’attesa di altre due mamme che sono in travaglio, riesco finalmente a prendermi del tempo per scrivere anche a voi tutti voi che sostenete Bumi Sehat per dirvi: GRAZIE. Grazie a ognuno di voi, il 2011 è stato un anno meraviglioso. Mentre scrivo una gru bianca è passata volando e oggi Bali sembra un paradiso, ma credetemi, quando una donna ha una emorragia, e noi sappiamo che senza una trasfusione di sangue, pagato dalle vostre donazioni, non potrebbe sopravvivere qui in Indonesia…e quando un bambino ha bisogno della vaccinazione antirabbica, per una malattia che è mortale al 100%, dovremmo ignorare la richiesta di aiuto? Quando una donna malnutrita è in pericolo di vita perché ritiene la placenta; quando una bambina di un anno deve essere operata a causa di un buco nel suo cuore, cose che qui avvengono quotidianamente…

Voi siete gli eroi che proteggono la vita, perché rendete tutto questo possibile.É stato un miracolo che quelli tra voi che amano Bumi Sehat, e credono che la Sanità sia un diritto umano e hanno a cuore le Madri, i Bambini e la Famiglie di tutto il mondo, sono stati in grado di eleggermi CNN Hero dell’anno !! Parole come “Grazie”, “Apprezzamento”, “Gratitudine”, sono solo parole… e io sono così sopraffatta dall’ispirazione, che le parole non sono sufficienti… ma comunque sì…il mio cuore dice a tutti voi GRAZIE. Il modello di cura rispettosa e delicata del rapporto Ostetrica~Madre, che ha salvato e salva così tante vite, è ora nei cuori e nelle menti di milioni di persone, grazie a VOI.”

Info: www.bumisehatbali.org
blog: madrisane.blogspot.it

 

Guerra e naso rosso: l’eroe clown Ginevra Sangugigno

L’autogenocidio cambogiano avvenuto tra l’aprile 1975 e il gennaio 1979, nell’arco dell’esistenza della Kampuchea Democratica, ha causato 1.871.000 morti, circa il 24% della popolazione totale. Di questi 1.000.000 sono morti giustiziati. In Iraq il numero di vittime soprattutto civili è calcolato tra i cento e duecentomila morti. Un conto ancora aperto. In Afghanistan secondo il rapporto annuale dell’Onu, rispetto al 2010 i morti sono cresciuti dell’8 per cento, seguendo un’escalation costante dal 2005. E poi c’è il conto dei morti in Siria, nel genocidio palestinese a cui si sommano tutte le morti violente causate da migliaia di altre piccole guerre che scoppiano nel mondo ad ogni istante. Per fermare tutto ciò che cosa si può fare?

La risposta “maschile” è rispondere colpo su colpo, esportando droni e aliene idee di democrazia, o mettendo in campo soldati di pace armati fino ai denti. Mentre la risposta “femminile” è più geniale: riunirsi tra donne, ascoltare le ragioni del nemico, affermare il diritto alla pace come primo fra i diritti umani e mettersi direttamente in gioco in mezzo ai conflitti come fanno le “ambasciatrici del sorriso” con azioni che capovolgono ogni logica. Nel 2002 compaiono per la prima volta nei teatri di guerra i clown di pace! E tra questi molte donne “armate” di naso rosso e gran coraggio. Ginevra Sanguigno è una di loro. Lavora da anni col celebre clown americano Patch Adams e ha fondato l’associazione Clown One Italia Onlus che dal 2000 ha portato i suoi clown in Bosnia, a Gaza, in Cambogia, in Nepal, in Afghanistan, ma anche ad Haiti dopo il terremoto, a Sri Lanka dopo lo tsunami e in Giappone dopo l’incidente nucleare di Fukushima. Ginevra è anche educatrice – se vuoi cambiare il mondo devi cambiar prima di tutto te stesso – e promuove corsi di formazione e di orientamento al volontariato nelle scuole italiane e ad associazioni umanitarie e personale medico in tutto il mondo.

Ci spiega: ” Ho sempre viaggiato seguendo i miei sogni e il mio cuore ; il viaggio mi ha sempre Donna Energia 17 premiato cambiandomi la vita . Oggi ho scoperto un nuovo modo di viaggiare: giro per il mondo come “ambasciatrice del sorriso” volontaria clown. Per far pace. Lasciamo dei ricordini: palloncini legati ai polsi, in mezzo a cancelli, a carri armati, a fucili, a barricate, a sedie a rotelle, stampelle, flebo, bulldozer e macerie di edifici distrutti. Credo che ci siano molti clown che hanno le tradizionali abilità da clown, ma sono meno efficaci dei clown “cura – anima”. Le qualità del clown cura – anima “sono legate all’umanità e al carattere di una persona; la più importante è la capacità di amare non solo ciò che è facile, ma anche ciò che difficile, particolarmente quel tipo di difficoltà di cui si fa esperienza al capezzale di una persona che soffre. Altre qualità includono compassione, attenzione, fiducia, humour, giocosità, coraggio, spontaneità, umiltà, onestà; questo tipo di clown non fa uno spettacolo ma rende un servizio. Stringiamo mani, abbracciamo, mandiamo baci; scambiamo indirizzi, segni di pace e sorrisi;cerchiamo di essere onestamente amici di tutti e dappertutto. Entriamo in territori proibiti, come se avessimo qualche strana immunità .

Sento che ci stiamo aiutando e aiutiamo il mondo a riscoprire una antica dimensione di amicizia e amore; lo sento ogni volta che incontro bambini , donne e uomini, in ospedale, nelle prigioni , orfanotrofi, centri di riabilitazione, nelle strade, nei campi rifugiati. Ogni persona è una medicina per me, io mi sento cambiata, rinforzata , amata e in umiltà di fronte a ogni persona che incontro in queste situazioni . Se ci deve essere pace e giustizia in questo mondo, sarà solo quando faremo la pace tra di noi.”

www.clowns.it