Il sacro e il profano


Da sempre per me tutta la musica quando è buona musica è utile e piacevole e ha una sua funzione. Non mi sono mai appassionato ai confronti a volte anche aspri tra i sostenitori dei vari generi musicali. Negli anni ’70 quando in redazione a Re Nudo assistevo alle discussioni tra i sostenitori del rock duro e puro o del folk o del pop d’avanguardia io tendevo a smussare e a includere piuttosto che schierarmi da qualche parte.

E poi ai nostri festival invitavamo tutti quelli bravi, famosi o non famosi, cantautori impegnati, quelli che cantano in punta di piedi, o trascinatori assordanti di folle danzanti, alla fine sono sempre riuscito ad includere i poli opposti, rompendo gli schemi rigidi dei miei bravissimi esperti musicofili… (Certo, qualche piccolo compromesso l’ho fatto, come ascoltare a casa mia, quasi di nascosto Lucio Battisti o Mina). E così ai nostri festival dall’Alpe del Vicerè a Ballabio, a Zerbo fino ai tre festival del Parco Lambro a Milano abbiamo dato spazio a tutti, affiancando generi diversi, a volte contrapposti: Eugenio Finardi, Don Cherry, Pino Masi, Claudio Rocchi, Area, PFM, Claudio Fucci, Ivan Cattaneo, Franco Battiato, Donatella Bardi per citarne alcuni. E come dimenticare Lucio Dalla che non avevamo invitato ma che intorno a mezzanotte telefonò da Genova dicendo che voleva venire a cantare e arrivò due ore dopo sorprendendo un pubblico che alle tre del mattino al parco Lambro superava ancora le diecimila persone.

A quell’ora si chiamavano sul palco gli artisti più intimisti o più elitari. Ricordo l’anno precedente, aveva cantato Franco Battiato che poi in un’intervista con Mario Luzzato Fegiz sul Corriere della Sera, anni dopo ricordò così “ Eh, Valcarenghi mi ha messo in scaletta alle due di notte, perchè pensava che la mia musica fosse un pò troppo difficile..” Forse ho sbagliato e forse doveva esserci anche lui nel gran finale del secondo festival del Parco Lambro, quello del ’74, il più bello credo, con l’accostamento più irrituale e impensabile allora: presentare insieme uno dopo l’altro Paolo Ciarchi e Isabella Cagnardi esponenti della canzone popolare politica del Nuovo Canzoniere, poi gli Area con Demetrio Stratos, l’avanguardia più rigorosa del momento con l’Internazionale suonata in distorsione, un pezzo che diventerà poi uno dei più celebri della band, la PFM con Mauro Pagani al flauto e violino il gruppo più popolare ma anche considerato un pò commerciale dell’epoca con la loro Celebration che ha inondato di gioia il pubblico e infine Giorgio Gaber con la sua “Chiedo scusa se vi parlo di Maria” coraggiosa come scelta personale per il testo considerato provocatorio dagli extraparlamentari e coraggioso per la sua scelta di esibirsi davanti a centomila persone.

Lui che non dava mai concerti negli stadi o nei palazzetti e che amava il silenzio ovattato, carico d’intensità dei teatri. Ricordo le sue parole poco prima di uscire sul palco “Che dici, mi ascolteranno questi che sono qui non per me…” E ricordo quel magico pathos che si creò tra le parole di Maria e i centomila. Un silenzio reverenziale da teatro, assoluto, durante tutta la sua esibizione. E poi il boato finale di un pubblico che ancora non conosceva quel nuovo Giorgio Gaber del teatro-canzone, nato col Signor G e che improvvisamente si era svelato nella sua grandezza toccando i loro cuori. Ho ricordato questo finale del Parco Lambro del ’74 perché insieme al Volo Magico di Claudio Rocchi e alle musiche delle meditazioni che avevano accompagnato gran parte della giornata, aveva rappresentato quell’area culturale e creativa che Re Nudo all’epoca già ricopriva. Mettere insieme i diversi. E non solo i musicisti, ma anche femministe, omosessuali, freaks, psichedelici, il personale e il politico. Tutti i diversi erano di casa a Re Nudo. In un’epoca in cui tutti escludevano gli altri, dove prevaleva lo spirito di gruppo, l’appartenenza che spesso diveniva spirito di setta, noi eravamo per l’inclusione, per la contaminazione, la complementarietà.

E oggi? Oggi sono lontani i tempi dei furori settari, delle tifoserie musicali, tuttavia anche oggi sia pure con toni sfumati esiste una contrapposizione sottile ma diffusa tra chi ama solo la musica e i suoni che aiutano ad esplorare il mondo interiore. Non ci riferiamo certamente alla stucchevole e rarefatta musica new age, ma alla musica sacra, al suono e a chi preferisce quella musica rock da emozioni forti dei Vasco Rossi o Ligabue. Con Re Nudo anche in questi tempi crediamo si debba comprendere sia la musica che favorisce la ricerca interiore, sia la musica delle grandi adunate. E qui ancora emerge la statura artistica di Battiato, figura ponte tra i due mondi, che nel suo percorso evolutivo dagli anni ’70 a oggi è riuscito ad aprire le porte del mondo interiore senza rinunciare alla forza ritmica e strumentale dei grandi artisti di origine pop. Franco Battiato è forse oggi il musicista mistico più di talento e più capace di riuscire a comunicare a due livelli: quello degli iniziati che riescono a percepire il senso più profondo dei suoi testi e quello della massa che si abbandona alla ritmica avvolgente delle sue musiche senza capire gran che del messaggio ma subendone ugualmente il fascino, come si ascoltavano e ancora si ascoltano i grandi successi in lingua inglese. Amandoli senza capire il senso delle singole parole.

Questa è la straordinaria unicità di Franco che incarna nella sua persona quello che disse in un bellissimo dialogo condotto da Daniele Bossari e di cui nelle pagine di questo Re Nudo troverete ampi stralci “ Il talento e la musica sono l’arredamento del misticismo”. Teniamo anche conto che anche la musica più tradizionale dei grandi cantanti e autori oggi risente dei percorsi evolutivi che attraversano le loro vite. Penso ad Anna Oxa, a Fiorella Mannoia ma anche a Vasco stesso che ricordo nel suo camerino, dopo un concerto mi fece vedere un libro di Osho (credo la Rivoluzione Interiore) tutto sottolineato e che avrebbe influenzato il suo nuovo testo splendido,”Siamo soli “che usci l’anno successivo. Certo nel mondo olistico è chiaramente più diffusa e apprezzata tutta quella ricerca musicale che riprendendo i suoni della natura e degli strumenti musicali antichi espressione di diverse culture, aiuta davvero a toccare il cuore arrivando al silenzio dell’anima.

E’ una musica più evoluta? Forse quando si esprime ai massimi livelli come quando la ricerca arriva a riportare le frequenza dei classici dell’800 con le frequenze 432Hz o con le ricerche ai confini di una sorta di medicina musicale il cui massimo interprete è Fabio Pianigiani. O la musica del mondo di Osho dove il musicista è prima di tutto un ricercatore spirituale e poi artista. Quella musica del cuore dei Milarepa, Devakant, Madhuro e tanti altri. E poi il suono che porta in spazi sconosciuti usando gong, campane tibetane o di cristallo di cui è maestro Auro. Proprio da Osho ci arriva la conferma che il ritmo, il tamburo anche ossessivo può essere funzionale a quell’andare fuori che aiuta ad esprimere la catarsi emozionale parte integrante, ad esempio, della meditazione dinamica. O il valore che Osho ha dato alla danza, al movimento del corpo anche sgraziato, libero da strutture che aiuta a muovere l’energia, a esprimere la gioia del ballo fine a se stesso. Prova che anche “l’andare fuori” può essere ricompreso e funzionale all’andare dentro.

Come insegna la cultura degli indiani d’america o quella sciamanica di ogni paese coi loro riti tribali, la trance, il suono delle percussioni. Re Nudo include anche e ancora quel filone della musica popolare dai Claudio Fucci ai Bizantina che sanno cercare e far rivivere in chiave moderna parole e musica di periodi diversi della nostra cultura popolare. Possiamo dire che se oggi Franco Battiato è la stella più luminosa, quello del firmamento musicale rimane un universo infinito di mondi e modi di comunicare che è sciocco volere contrapporre. La musica, un po’ come per i Maestri Spirituali, ti incontra e ti fa evolvere a partire da dove sei. Ognuno ha il Maestro che si merita, che riesce a riconoscere nel qui e ora del suo percorso di crescita. Così la musica corrisponde ai diversi momenti della vita, della giornata. L’avevo detto per il sesso nello scorso editoriale e vale anche per la musica. Il sacro e il profano non si contrappongono ma coesistono in modi e tempi diversi.