Paris brule? Il “maggio francese pro Tibet”

Quella che nelle intenzioni di Pechino doveva essere una giornata gloriosa per il regime, una vetrina dei suoi successi commerciali e politici, un successo propagandistico senza precedenti (in barba a tutti quelli che ci propinano in continuazione la lezioncina retorica dello sport che non deve essere politicizzato), si è trasformata qui a Parigi nella più nera delle débâcles. La torcia olimpica costretta a sfilare tra due ali di cellulari di poliziotti in una Parigi in stato d’assedio, due volte spenta e fatta salire su un pulman per proteggerla dalla collera dei manifestanti pro Tibet e dei militanti di Reporter Sans Frontières (RSF). Quello che era stato previsto come il momento principale dell’evento, la cerimonia all’Hôtel de Ville alla presenza dell’ambasciatore cinese, del sindaco di Parigi e di vari notabili del carrozzone olimpico, annullato perché i consiglieri comunali ecologisti avevano esposto alle finestre del Municipio una bandiera tibetana e il drappo nero con le cinque manette al posto dei cerchi olimpici di RSF. La torcia definitivamente spenta e fatta arrivare sul pulman alla sede del Comité National Olympique et Sportif Français (CNOSF), nei pressi dello stadio di Charléty per un’ultima, frettolosa cerimonia di commiato. Come scrive questa mattina (8 aprile) il quotidiano Liberation, “La tappa parigina della torcia olimpica è stata un vero fiasco (per gli organizzatori) e una grande vittoria per tutti gli oppositori del regime di Pechino”. Ma vediamo come è andata la giornata momento per momento.

ore 07,30: Parigi è bianca sotto un velo di neve caduta nella notte ma si è alzato un vento gelido e in cielo le nuvole già cominciano a scompattarsi facendo apparire larghe chiazze di blu che lasciano ben sperare nella clemenza del tempo.

ore 08,30: Lascio il mio albergo per andare a fare colazione alla Coupole e vedo che tutti i chioschi dei giornali di Boulevard du Montparnasse hanno esposto il numero odierno del quotiano Liberation che ha l’intera prima pagina occupata dal disegno delle cinque “manette olimpiche” e una grande scritta, “Libérez les JO” (Liberate i giochi olimpici). Mi sembra un buon segno. In Francia la cultura di sinistra, anche di quella più radicale, si è spesa molto nella polemica contro Pechino, soprattutto dopo le manifestazioni in Tibet dei giorni scorsi a cui, proprio Liberation ha dedicato ampio spazio.

ore 10,30: Prendo un taxi per andare alla Esplanade du Trocadéro dove è previsto il principale concentramento della manifestazione contro la torcia olimpica. Chiedo alla tassista di passare il più possibile vicino alla Torre Eiffel  perché voglio dare un’occhiata al luogo da dove avrà inizio il percorso della torcia. Ci siamo da poco lasciati alle spalle il quartiere di Montparnasse e già alla fine di Boulevard Raspail si inziano a vedere colonne di cellulari di CRS e centinaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa. Man mano che il taxi si avvicina alla Torre Eiffel, Parigi assume sempre più l’aspetto di una città in stato d’assedio. All’altezza della Torre tutte le strade sono bloccate e transennate. Nessuno può avvicinarsi se non facendo un tortuoso percorso obbligato. Fermo il taxi e scendo per andare a vedere cosa succede, tanto il Trocadéro è dall’altra parte della Senna e basta attraversare un ponte per raggiungerlo. Mi incammino seguendo le indicazioni dei gendarmi e comincio a vedere gruppi di cinesi, per lo più giovani, che stanno arrivando. Molti portano la bandiera rossa della Repubblica Popolare e qualcuno l’ha anche pitturata sulla faccia. Per lo più danno l’impressione di essere distratti e annoiati. Sembrano più “cammellati” dalla loro ambasciata che venuti per intima convinzione. Con le dovute eccezioni, ovviamente. Sotto la Torre Eiffell sventolano altre bandiere rosse e un gruppo folclorico percuote tamburi al cui suono danzano un paio di dragoni dal manto giallo. Al limitare meridionale del Campo di Marte (il grande Parco situato tra la Torre Eiffel e l’Ecole Militare) un piccolo gruppo di militanti pro Tibet viene spintonato e bruscamente allontanato da una decina di CRS manganello alla mano.

ore 11,00: Mi incammino alla volta dell’ Esplanade du Trocadéro e la cosa si rivela complicatissima. Tutti i ponti che portano sulla riva destra della Senna sono sbarrati e presidiati da CRS. In realtà l’intero lungosenna è una interminabile fila di poliziotti. Finalmente, riesco a trovare un ponte non sbarrato e ad attraversare il fiume. Ma anche dall’altra parte la situazione non cambia molto. Ovunque divieti e CRS che sbarrano la strada. La scalinata che porta al Trocadéro è completamente chiusa e presidiata da decine di reparti di polizia già con gli scudi ai piedi e il casco alla cintura. Altro percorso tortuoso ed obbligato (in salita per di più) e finalmente riesco a mettere piede sulla sospirata Esplanade.

ore 12,00: Sudato (quando il sole si fa largo tra le nuvole e il vento scema, la temperatura sale bruscamente), arrivo finalmente a destinazione. Il colpo d’occhio, come si suol dire, è notevole. Un mare di bandiere (moltissime tibetane ma anche quelle celesti con la mezzaluna bianca del Turkestan orientale e qualcuna perfino del Vietnam del sud dal momento che la comunità dei profughi vietnamiti ha aderito alla manifestazione), striscioni (tra i quali spicca quello blu con ideogrammi oro del Partito Democratico Cinese) e tanta gente. Tremila, forse quattromila persone. Numerosi i tibetani ma quello che mi colpisce sono i giovani parigini. Veramente tanti, per lo più liceali. Decisi, entusiasti a gridare a muso duro, Libérez le Tibet e Sarkò boycott. Sarà il quarantennale del ’68, qui ricordato da tutti i giornali e da un’alluvione di libri, ma sembrano scene da “maggio francese pro Tibet”.

ore 12,30: Dal limitare dell’Esplanade, oltre non possiamo andare nemmeno noi giornalisti bloccati dal muro di poliziotti, riusciamo a intravedere un movimento sotto la Torre Eiffel che ci indica che la torcia è partita. Arriva subito una telefonata per dirci che un piccolo gruppo di tibetani che tentava di avvicinarsi alla torcia è stato caricato dalla polizia. Qui al Trocadéro iniziano i discorsi di vari esponenti politici e dei rappresentanti delle comunità (tibetana, uigura, vietnamita e taiwanese) che hanno indetto la manifestazione.

ore 12,45: Ci giungono notizie che lungo il percorso della torcia sono cominciati gli attacchi di piccoli “commando” di manifestanti anti Pechino. Un gruppo più consistente è riuscito ad avvicinarsi al percorso subito dopo la Torre Eiffel ed è stato caricato dai CRS. Militanti di RSF che distribuivano bandierine con le “cinque manette olimpiche” sono stati fermati dalla polizia.

ore 13,00: Lungo il percorso della torcia inizia il caos. Nonostante l’ingente  (si parla di quasi quattromila poliziotti) spiegamento, le forze dell’ordine non riescono a garantire un ordinato procedere della torcia. E’ un continuo succedersi di assalti, cariche, arresti. Fermata e interrogata anche Mireille Ferri, vicepresidente Verde del Consiglio Regionale dell’Ile de France. Si stava dirigendo verso la torcia munita di un estintore! Alla fine della giornata si conteranno una trentina di fermi.

ore 13,09: Qui al Trocadéro arriva la notizia che in seguito ai numerosi incidenti, la fiamma è stata spenta dagli organizzatori e fatta salire su un pulman insieme ai tedofori. Il percorso a piedi è interrotto. L’entusiasmo è ovviamente alle stelle. Le grida e gli slogan ritmati (soprattutto Libérez le Tibet) impediscono di sentire la voce degli oratori che continuano ad alternarsi sul palco.

ore 13,30
: il tedoforo tennista Arnaud di Pasquale attende invano il passaggio della torcia rimasta blindata dentro il pulman che prosegue circondato da centinaia di CRS a piedi e sui mezzi.

ore 13,40: Un enorme drappo nero con le ormai famosissime “manette olimpiche” viene esposto al primo piano della Torre Eiffel da militanti di RSF. Approfittando di un attimo di distrazione dei gendarmi di guardia, tre uomini hanno scalato l’edificio ed esposto il drappo. Poi si sono incatenati per rendere più difficile la rimozione del drappo da parte dei pompieri.ore 14,00: La torcia viene riaccesa e si tenta di riprendere il percorso a piedi ma la situazione è tesissima e gli organizzatori temono altri attacchi da parte dei manifestanti.

ore 14,15: Durissima dichiarazione sull’operato della polizia e sul “blindaggio” (bunkérisée il termine usato) di Parigi, rilasciata dal deputato (UMP) e presidente del gruppo Tibet al parlamento francese Lionnel Luca.

ore 14,20: Altro tentativo di assalto alla torcia da parte di una decina di persone nei pressi di Quai Saint-Exupéry nel 16° arrondissement.

ore 15,40: La torcia arriva in Place de la Concorde dove aver sfilato sugli Champs Elysées in mezzo a contestazioni di manifestanti pro Tibet.

ore 16,00: Nuovamente spenta la torcia e fatta salire sul solito pulman nei pressi dei Jardin des Tuileries.

ore 16,15: Mi dirigo alla volta del Municipio di Parigi dove dovrebbe tenersi  la più importante cerimonia di oggi, l’entrata della torcia nell’Hotel de Ville e un incontro con il sindaco Delanoel (che ha comunque da giorni fatto appendere sulla facciata esterna del municipio un grande drappo con la scritta “Parigi appoggia i diritti dell’uomo in ogni parte del mondo”). Per tutta la strada la presenza delle forze di polizia è massiccia. Mai visto una cosa simile a Parigi. Mi fermo alla fine di Quai de la Mégisserie per vedere il passaggio della torcia prima che arrivi in Municipio. E’ uno spettacolo impressionante. Preceduto, appaiato e seguito da decine e decine di cellulari e  gipponi dei CRS, e circondato da poliziotti su pattini, il pulman in cui si trova la torcia ormai definitivamente spenta, procede lungo i viali di Parigi. E’ un’immagine surreale, da fantascienza. La gente osserva attonita e in molti non comprendono bene cosa stia succedendo. Perché un tale spiegamento di forze dell’ordine.

ore 16,30: Mentre la torcia e l’apparato poliziesco proseguono lentamente, corro per arrivare prima di loro all’Hotel de Ville. La grande piazza antistante è anch’essa blindata. Su di un lato un gruppo di bandiere rosse e stendardi celesti dello sponsor Lenovo sventolati da qualche decina di cinesi. Tutt’intorno decine e decine di bandiere tibetane. Nell’aria ritmato e ossessivo il grido Libérez le Tibet scandito da centinaia di persone. Il controllo poliziesco è paranoico. Vicino a me dei CRS tentano di sequestrare ad un ragazzo un manifesto che tiene arrotolato. Al suo rifiuto tentano di fermarlo. Comincio a filmare la scena e immediatamente arrivano due altri giornalisti e diverse persone con macchine fotografiche e telecamere. Un poliziotto mi intima di allontanarmi con la mia telecamera invadente e al mio rifiuto mi minaccia di arresto. A quel punto gli mostro il mio tesserino dell’Ordine dei giornalisti e torna ad occuparsi del malcapitato possessore di manifesto che ostinatamente continua a protestare. Finalmente arriva un’avvocatessa che, dopo essersi qualificata, inizia a contestare l’operato dei  gendarmi che adesso sono piuttosto imbarazzati e intimoriti e alla fine lasciano andare il giovane con il suo manifesto. Tornato sulla piazza del Municipio vedo pendere dalla facciata il drappo nero di RSF e una bandiera tibetana. Sono stati esposti dai consiglieri comunali verdi.

ore 16,45: Dalle urla di giubilo e dallo sventolio di bandiere tibetane capisco che è successa una cosa incredibile. I cinesi, furibondi, hanno modificato l’itinerario della torcia (che sempre spenta prosegue il suo percorso in pulman), cancellato la cerimonia al municipio e fatto proseguire la povera fiaccola olimpica direttamente verso Charléty alle sede del Comité National Olympique et Sportif Français. Mesti i cinesi presenti arrotolano le loro bandiere rosse e i manifestanti pro Tibet dilagano. C’è una gioia, un entusiasmo, una felicità che commuovono. Due ragazzi che tentano di superare lo sbarramento di polizia per entrare nel perimetro interno del Municipio vengono bloccati e fermati dai gendarmi. Un gruppo di giovanissimi smette per un attimo di sgolarsi a urlare Libérez le Tibet e parte immediatamente lo slogan: CRS-SS. Sgrano gli occhi (e le orecchie)! Non lo sentivo più da quel remoto e famoso maggio. Comunque si tratta degli ultimi attimi di tensione. Ormai tutto è finito (ci sarà solo un breve, e subito sedato dalla polizia, scontro tra tibetani e cinesi davanti allo stadio di Charléty) e perfino gli ultimi irriducibili manifestanti tornano a casa. E anche il vostro cronista, esausto, prende la via per l’albergo. La bella sorpresa, vera ciliegina sulla torta di questa indimenticabile giornata, è che passando davanti a Notre Dame vedo sulla facciata della chiesa sventolare il solito drappo nero di RSF e una bandiera tibetana. Sono appena stati esposti tra gli sguardi incuriositi dei turisti.

Piero Verni