Vasco Rossi

Intervista di Nicola Fangareggi

(…) Appoggio sul tavolo il numero zero di Re Nudo: Vasco alza i rayban, sgrana gli occhietti azzurri disturbati dalla luce del pomeriggio e mi squadra.

”Ma lo sai che è proprio una cosa bella questa qui? L’ho letto ieri sera e mi è piaciuto. Re Nudo è stato sempre il mio giornale, l’unica rivista che sentivamo nostra, io e il mio gruppo, fin dagli inizi. Facevamo teatro sperimentale, leggevamo Jonesco, provavamo nelle cantine. Re Nudo non era solo un giornale, era qualcosa di più. Un segno distintivo, un modo di essere controcorrente. Per noi contava la libertà e questo era l’unico giornale libero, anarchico, incontaminato. Che aveva il coraggio di parlare liberamente di tutte le cose che interessavano a noi, a cominciare dalla marijuana libera”.

(…) Per chiudere, Vasco, dimmi qualcosa di Re Nudo. Come lo vorresti?

“Lo vorrei scomodo com’era allora, adattato a questo periodo. Ieri sera ho letto l’editoriale del numero zero e ti dico che condivido in pieno qule che c’è scritto, avrei voluto scriverlo io. E ti dico anche che voglio fare parte del vostro progetto”.

È molto bello che tu lo dica

“Anch’io sono contento che lo abbiate fatto. Quando avevo diciotto-diciannove anni, Re Nudo era la mia rivista-mito. Figurati se non mi fa piacere che torni ad uscire! Anzi: il fatto che re Nudo torni ad uscire senza mai essersi venduto, vuol dire che quelli sani eravamo noi!”.

Re Nudo N. 1, Ottobre 1996

 

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