Osho: Il Maestro e lo studente

Amato Osho, Quando era un monaco, Myoshu fece una visita al Maestro Emyo a Saijo, e chiese: «Come entra uno studente?» Emyo disse: «Vieni qui!» Nel momento in cui Myoshu si fece più vicino, Emyo afferrò il monaco e lo spinse via, dicendogli: «Per te qui non c’è un’entrata». Mentre Myoshu si alzava, lo colse un dubbio improvviso; giorno e notte non poteva liberarsene. Emyo, nel suo intimo, sapeva che Myoshu era un veicolo, un contenitore del dharma; ma proprio per questo lo spinse via, fuori dal tempio, col pretesto di aver infranto le regole. Myoshu non provò risentimento, ma all’insaputa di tutti, prese in affitto una stanza vicino al monastero e vi si nascose. Per sei anni non fu mai perdonato e stava semplicemente seduto di fronte a una parete, giorno e notte. La sua meditazione diventò sempre più profonda, sottile, al punto da dimenticarsi di dormire o di mangiare.

Un giorno stava dietro a una stalla, quando all’improvviso ebbe una profonda intuizione; andò immediatamente negli alloggi dell’abate, in totale celebrazione. Emyo gli gridò contro: «Chi ti ha dato il permesso di entrare nel tempio?» Myoshu disse: «Qui c’è un ingresso totalmente spalancato». Emyo rise e disse: «Un ladro ha scassinato la mia porta!» e il Maestro si inchinò. Da allora, Myoshu rimase al servizio di Emyo, come assistente personale, giorno dopo giorno inoltrandosi sempre più profondamente nel mistero. In tarda età Myoshu iniziò a insegnare, e ben presto la sua fama si diffuse in lungo e in largo. Non c’erano mai meno di mille persone quando insegnava. Un giorno, colpito da un leggero malessere, suonò il tamburo per chiamare a raccolta la comunità. Quando tutti furono riuniti, il Maestro disse: «Il mio insegnamento è giunto al termine, eccovi la mia eredità». Poi alzò il suo bastone, gridò una volta: «Kwatz!» e morì in piedi.

Maneesha, questi aneddoti fanno parte di una dimensione differente, qualcosa che il mondo ha completamente dimenticato. Si tratta di un linguaggio del tutto differente, una diversa comprensione, una forma particolare di apertura al mistero dell’esistenza. In questi semplici aneddoti vedrete il mondo che abbiamo perduto, e il mondo che vogliamo ricreare. Questo è l’uomo che ha raggiunto le vette supreme della consapevolezza in un’epoca remota del passato, e questo è l’uomo che è di nuovo richiesto, così che tutta questa stupidità diffusa oggi nel mondo – i suoi politici, i suoi preti – possa essere dissolta, e di nuovo il mondo possa danzare con gioia, rallegrandosi nell’amore. Io sono fortunato per avere il giusto auditorio, altrimenti questi aneddoti non avrebbero alcun significato; infatti, anche voi state cercando la stessa soglia, voi siete tutti partecipi in questa ricerca: un’unica entità dissolta in un profondo silenzio. Soltanto questo silenzio può comprendere, perché questi aneddoti sono affiorati da questo silenzio: questo silenzio ne è la sorgente.

Le nuvole ne sono testimoni, i bambù ne sono testimoni, voi, nel vostro silenzio, ne siete testimoni. Queste sono le tue storie; dunque, non pensare di leggere delle storie inventate: si tratta di semplici accenni, per mostrarti la via verso il tuo stesso essere. Un essere umano è del tutto inutile, la sua vita non ha alcun significato, il suo amore è futile, se lui stesso non è consapevole di chi dimora al suo interno. Ovviamente, il corpo non sei tu, né lo è la mente: esiste qualcos’altro che osserva come un testimone imparziale sia la mente che il corpo. Provocare quel testimone è l’intera arte di qualsiasi Maestro, e questi aneddoti parlano dei Maestri più grandi. Quando era un monaco, Myoshu fece una visita al Maestro Emyo a Saijo – dove si trovava il suo monastero – e chiese: «Come entra uno studente?» Questa è una domanda sbagliata da fare a un Maestro. Il Maestro non spreca il suo tempo con un qualsiasi studente. La sua è l’ultima vita: non tornerà di nuovo; il suo tempo è più prezioso di quello di chiunque altro.

Infatti, coloro che sono ciechi, nasceranno di nuovo; chi è inconsapevole entrerà in un altro ventre – l’esistenza è molto misericordiosa, ti dà infinite possibilità di diventare un Buddha – ma per coloro che si sono risvegliati non è necessaria un’altra vita, non c’è più bisogno di entrare in un altro corpo: possono fluttuare… proprio come una nuvola bianca. Ricorda cosa scrive Basho: Una nuvola al di sopra del loto… E il silenzio… Questa danza della pioggia intorno a voi… e il cuore che gioisce il silenzio, la quiete. Voi non siete degli studenti, uno studente è interessato soltanto ad accumulare nozioni. Ricordate queste due parole: informazioni e trasformazione. Lo studente ricerca più nozioni, accumula più sapere. Il mondo nutre un grande rispetto per le persone dedite allo studio. Il discepolo prende una direzione diametralmente opposta: non vuole conoscere, vuole essere.

Non vuole accumulare cultura: vuole occhi capaci di vedere e orecchie capaci di ascoltare, vuole sensibilità assoluta. In altre parole, vuole che tutto il suo essere diventi una fiamma di consapevolezza; e in quel fuoco tutto ciò che è spazzatura sarà incenerito e verrà alla luce il tuo oro a ventiquattro carati: quella è la tua vera natura nella sua assoluta purezza. Myoshu fece la domanda sbagliata fin dall’inizio: «Come entra uno studente?» Non c’è alcun ingresso per un qualsiasi studente. Non c’è possibilità d’incontro fra un Maestro e uno studente: il Maestro parlerà dalle vette sull’Himalaya mentre lo studente starà vagando da qualche parte in centro città! Anzi, la differenza è ben più grande, perché il linguaggio delle vette è totalmente diverso.

Tratto da: Zen il lampo di diamante
Edizioni del Cigno 2016
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