Al banchiere dei poveri il premio Nobel per la Pace 2006

Milioni di poveri nel mondo hanno potuto ricevere piccoli prestiti per costruirsi un’attività economica. Questo grazie a Mr. Jonus e alla sua banca.

Ecco una buona notizia: il Premio Nobel 2006 per la Pace è stato dato a Muhammad Junus e alla Grameen Bank, la “banca dei poveri” da lui creata in Bangladesh. Questo progetto ha diffuso in tutto il mondo il sistema del  microcredito, cioè un sistema  di prestiti a persone povere, basato sulla fiducia  nelle capacità umane dei beneficiari, altrimenti “non bancabili”.

Sin dal 1976 Junus ha combattuto per convincere il mondo che il suo modo di operare era un’attività economica affidabile e che l’atteggiamento degli istituti di credito nel rifiutare i poveri, definendoli non affidabili, era del tutto sbagliato. Poi, nel 1983, Muhammad Junus ha finalmente fondato la Grameenbank e dimostrato che i poveri possono essere più meritevoli dei ricchi nell’utilizzare i prestiti, nell’investirli, nell’incrementare il loro reddito, nel costruirsi una casa, nel garantire l’istruzione ai figli e nel restituire il prestito.

Il Bangladesh è uno stato limitrofo allo stato indiano del Bengala cui appartiene per cultura. Ha combattuto una dura lotta, con 3 milioni di morti, per l’indipendenza dal Pakistan ed è uno stato sovrano dal 1971. Nel 1974 ha subito una alluvione terribile, causata dalla deforestazione a monte.
Muhammad Junus aveva studiato economia in Inghilterra e le grandi teorie economiche lo entusiasmavano. Tornato in Bangladesh si rese conto con dolore che le teorie non erano nulla se la gente moriva di malnutrizione per le strade e se per sopravvivere doveva ricorrere all’usura. Con grande slancio torna studente… un villaggio diventa la sua università e i suoi abitanti i professori. Il suo progetto di microcredito inizia, così, con un prestito di 42 dollari a una quindicina di persone “non bancabili”, basato soltanto sulla fiducia nelle loro capacità umane.

Oggi la Grameenbank ha più di 2.400.000 beneficiari e il tasso di restituzione di prestiti è altissimo, circa il 98%. In  Bangladesh il 95% dei beneficiari sono gruppi di donne che sono le più povere e le più emarginate, ma le più affidabili per gli investimenti e la restituzione del prestito, perché sentono maggiormente il senso della famiglia e il futuro dei figli. Oggi il microcredito cresce ad un tasso del 30% annuo in tutto il mondo, in America Latina, a partire dalla Bolivia, in Africa nel Kenia, in Asia, oltre al Bangladesh, in India e in Indonesia.

Il microcredito concepito da Junus non è solo un progetto economico sostenibile ma è molto, molto di più. La scarna motivazione del Premio Nobel per la Pace a Jonus e alla Grameenbank “per i loro sforzi nel creare sviluppo economico e sociale dal basso” convoglia l’essenziale del progetto. Infatti, quando il microcredito è operativo, contribuisce a scuotere molti tabù della società patriarcale, creando appunto sviluppo sociale autentico dal basso: gli uomini non accettano tradizionalmente le donne come pari, mentre il progetto di Junus riconosce l’intelligenza, le capacità e l’operosità creativa delle donne. 

La banca va dai suoi clienti e non viceversa, crea programmi di sostegno per le donne che, all’85% non sapeva né leggere né scrivere e non poteva uscire di casa senza il permesso dei mariti. Ora, investite del prestito, le donne sono organizzate in gruppi che si attivano per attuare gli investimenti, che possono essere una mucca, una macchina da cucire, alcune capre, una casa e per le restituzioni del prestito, aiutando chi è in difficoltà momentanea. 
Se prendono il prestito per la casa, la casa diventa loro, se ci sono ingiustizie in casa il gruppo diventa un sostegno. Ora c’è molto più rispetto per le donne che  ricevono un prestito e comprano terra… la terra è loro… e così i mariti non picchiano più le mogli… e così le violenze diminuiscono. 

Il microcredito crea una rete che va ben oltre il vantaggio economico perché restituisce alle donne dignità e  diritti come esseri umani liberi, attivando un effetto a cascata che si espande a tutta la società, smuove il vecchio e lascia spazio al nuovo, alla fiducia, alle capacità umane e all’intelligenza dei più poveri e la società, in questo modo, diventa un luogo democratico di opportunità praticabili, basate sulla fiducia.

Nel mondo, sono dati delle agenzie ONU, l’80% della popolazione mondiale riceve solo il 5,4% del credito erogato dal sistema bancario. L’esclusione dal sistema bancario è presente anche nei paesi “ricchi”, infatti in Italia il 14,1% delle famiglie, pari a quasi 3 milioni di famiglie, non accede in alcun modo ai servizi bancari. Dall’altro lato, è ormai noto che anche le micro-imprese europee, sia nuove che già presenti, che in Europa rappresentano il 90% del totale delle imprese, incontrano forti difficoltà ad accedere a fondi per l’avvio e lo sviluppo delle loro attività! 
Allora piove sempre sul bagnato? Pare proprio di sì e allora che fare?

Intanto bisognerebbe che sempre più persone si rendessero conto di quanto sia dato per scontato il sistema delle garanzie bancarie che strozzano sul nascere qualsiasi potenziale iniziativa creativa che provenga da chi “non è bancabile”…  un incrocio molto pericoloso, di classe…, che riduce il potenziale creativo della società e degli individui, che hanno come unico handicap, la povertà, ma che forse non mancano affatto di intelligenza creativa e ingegnosità. In Italia è grande il bisogno di spazio a nuove opportunità, basate sulla fiducia nelle capacità umane delle persone… e non sul reddito pregresso, per creare uno sviluppo della società reale e duraturo.

A questo punto vale la pena di collegarsi a un altro premio Nobel, Amartya Sen anche lui -guarda caso- bengalese come Muhammad Janus, che ha ricevuto il Premio Nobel per l’Economia nel 1998 per la sua innovativa teoria sullo sviluppo, da lui inteso come processo di espansione delle libertà reali di cui godono gli esseri umani, nella sfera privata come in quella sociale e politica. Per lui la vera sfida dello sviluppo consiste nell’eliminare le ‘illiberalità’, la povertà, l’intolleranza, l’analfabetismo…  che limitano e negano all’individuo, uomo o donna, l’opportunità e la capacità di costruirsi la vita che preferisce.
Amartya Sen si chiede: ” Che cosa cambia quando consideriamo la libertà lo scopo principale dello sviluppo?” 
Il ragionamento di Amartya Sen è semplice.

Chi prende come indicatori dello sviluppo quelli tradizionali, la crescita del PNL, del PIL, il famoso prodotto interno lordo e dell’industrializzazione spesso si pone la domanda se certe libertà politiche o sociali siano o non siano favorevoli allo sviluppo. La domanda viene respinta al mittente per tutta la sua cecità verso un’idea molto importante: l’idea che le libertà sostanziali sono parti costitutive dello sviluppo. La loro rilevanza nel processo di sviluppo non si basa sul fatto reale che indirettamente contribuiscano a far crescere il PNL o a promuovere l’industrializzazione. Possono senz’altro essere un contributo efficace al progresso economico, ma principalmente sono esse stesse la ragione d’essere dello sviluppo. Geniale semplicità!

Anche il cosiddetto  reddito pro capite si rivela un sacco vuoto per la sua discrepanza con le libertà degli individui di vivere bene e a lungo.  Amartya Sen: ”I cittadini del Gabon, del Sudafrica, della Namibia o del Brasile possono anche essere molto più ricchi di quelli dello Sri Lanka, della Cina o dello stato del Kerala in India, ma questi ultimi hanno  speranze di vita assai più alte dei primi… Un caso abbastanza diverso: si sente spesso dire che negli Stati Uniti gli afroamericani sono relativamente poveri in confronto dei bianchi ma sono molto più ricchi degli abitanti del terzo mondo…. Tuttavia è importante rendersi conto che gli afroamericani hanno molte probabilità di raggiungere un’età matura inferiore in assoluto rispetto a quella della popolazione di molte società del terzo mondo come la Cina lo Sri Lanka o certe parti dell’India.” 

Che cosa cambierebbe nella nostra società, se il diritto alla libertà di vivere bene e a lungo la vita che si sceglie diventasse l’indicatore prioritario dello sviluppo? Che ne sarebbe del sistema bancario tradizionale fondato sulla ‘bancabilità’, su garanzie bancarie basate prevalentemente su parametri statici… quantità di beni che un individuo già possiede… 

Allora, in quest’ottica, il microcredito diventa uno degli strumenti più efficaci di sviluppo economico e sociale, a livello mondiale, per espandere la sfera della dignità, dei diritti e delle libertà degli individui, confidando, dando fiducia alle loro capacità umane. Ben venga, allora, che la genialità di Muhammad Janus e il progetto della Grameenbank siano state riconosciute come strumenti di pace e di sviluppo, con il Premio Nobel per la Pace perché, in effetti, lo sviluppo economico e la sconfitta della povertà sono le migliori garanzie per togliere ossigeno ai venti di guerra.