Sesso e acqua

Italo Bertolasi, insegnante di Watsu, ci guida in un viaggio affascinante alla ricoperta della nostra sensualità attraverso l’acqua, l’oceano, i grandi fiumi della Terra.

“Vi racconterò della Sirena che ha un aspetto molto strano. Dalla vita in su è bellezza e armonia con il corpo seducente di una donna. Sotto invece ha la forma di un pesce o un uccello”. Femme Fatale delle profondità marine, simbolo universale della seduzione femminile e del piacere carnale la Sirena incarna la forza animale, erotica e spirituale di Madre Acqua. Ognuno di noi ha in sé questa “sirena”. Forse in quella parte d’acqua che forma il nostro corpo fisico o in quelle emozioni fluide di cui è fatta l’anima. Ma è soprattutto la nostra sessualità a ricordarci le nostre origini acquatiche.

C’è infatti una memoria d’antichi movimenti acquatici nei ritmi dell’eiaculazione e dell’orgasmo. Nel riflesso di eiezione e nei movimenti a spirale del feto che ricopiano la “danza” delle correnti marine. Sandor Ferenczi, compare di Freud, aveva comparato l’atto  sessuale a una specie d’estasi acquatica. Dove le “acque” della nostra intimità si uniscono per rimescolarsi – la saliva dei baci, lo sperma e i liquidi femminili – e dove si ritrova “un sostituto materno”.  Nell’amore ci si “culla”. Ci si penetra. Ci si abbandona fiduciosi all’altro forse per godere quel piacere antico che si era provato nell’utero materno. Nostro paradiso prenatale.

L’acqua è ricca di magia. Se ci immergiamo, in silenzio e meditazione, in un bel bagno caldo o, d’estate, nell’acqua del mare, si potrà sciogliersi in un’estasi divina. Allora ci si sentirà appagati e riuniti al mistero della Creazione. E si potrà ricantare con emozione la poesia del mistico Kalhil Gibran: “Io verrò a Te. Goccia infinita nell’oceano infinito”. 

Quando ci facciamo accarezzare dappertutto dalle “mani” dell’acqua si ritrova il nostro corpo solistico: Carne, Eros e Anima. E si “riscalda” la nostra sessualità. Allora emergono gli istinti primordiali espressi dal “cervello primitivo…questo vecchio cervello che ha raggiunto la maturità durante le prime fasi  della vita, nel periodo prenatale, in un ambiente liquido e femminile. ”Ci sentiremo più liberi. Spontanei. Apertamente sessuali. Estatici. Il nostro legame con l’acqua vive nel profondo perché, come afferma Michel Odent pioniere del Parto in Acqua: “Tutti noi discendiamo da un antico mammifero acquatico”. Una Eva marina. Forse una sirena.  

Dentro e fuori a noi tutto é acqua: il nostro corpo – una “piccola terra” – é fatto di liquidi per il 70% mentre la “grande terra” è fatta di oceani che si espandono per il 71%.  Fin dalla nostra gestazione il “rumore” del “mare” nel ventre materno è stato il primo suono che ha colpito il nostro orecchio sonar. Nell’utero ci siamo formati in un “bagno di musica”: fruscii, sciabordii ed altri suoni acquei. Queste “carezze sonore” hanno plasmato il nostro “corpo acqueo” pieno di curve e di flessuosità che ricordano i vortici marini. La razza umana è immortale come l’acqua che si reincarna nella pioggia, nei ruscelli spumeggianti, in fiumi pigri e imbronciati e nei mari infiniti. 

L’acqua è sacra. E’ può essere maestra dei nostri perfezionamenti. San Francesco, il poverello d’Assisi, la onorava come fosse una sorella e così ringraziava: “Laudato sì, mì Signore per Sora Acqua, la quale è multo utile er umile et preziosa et casta”. 

All’acqua si dovrà portar rispetto. Michel Odent ci dice: “ Il vero Homo Sapiens sarà anche un Homo Acquaticus rivolto sempre di più al mare. Simbolo femminile che lo aiuterà a reintegrarsi nella natura. Oggi merita di essere chiamato Homo Sapiens solo chi non turba il ciclo dell’acqua”. Purtroppo si moltiplicano invece gli “Homo Demens”. Stupidi e insensibili. Che distruggono tutto. E inquinano l’acqua.
L’unica guerra giusta da combattere è quella contro la povertà e per salvare l’Ambiente. Vero “eroe di pace” é solo chi  saprà proteggere la Natura con le sue acque sempre più a rischio per i gravi mutamenti climatici del nostro secolo. Tra le tante voci di denuncia c’è quella di Tom J. Chalko,  responsabile del dipartimento di geofisica di Melbourne: “Il processo di surriscaldamento del nucleo terrestre è già cominciato. I mari artici stanno diventando sempre più caldi e le calotte polari si stanno sciogliendo. Abbiamo abbastanza immaginazione, intelligenza e integrità morale da renderci conto del problema prima che la situazione diventi irreversibile?…

Purtroppo non ci sarà una SECONDA POSSIBILITÀ: noi non siamo la prima “civiltà” sulla Terra ad essere estinta per la sua mancata conoscenza della Natura. Saremo forse l’ULTIMA? Chi abusa della Natura non merita di esistere!”

Si è proclamato il 2007 anno dell’acqua e della sua salvaguardia. Perché la terra sta inaridendo. L’aumento demografico e lo sviluppo industriale hanno accresciuto enormemente i consumi d’acqua a tal punto che la risorsa acqua è sempre più scarsa. Solo il 3% dell’acqua presente sul pianeta non è salata e la parte di questa percentuale disponibile per l’uomo è inferiore ad un terzo. Se 50 anni fa 20 milioni di persone erano senza acqua potabile, nel 1995 la cifra aveva già raggiunto i 300 milioni e nelle previsioni per il 2050 si presume che i due terzi della popolazione mondiale non ne avrà a sufficienza. Questa prospettiva allarmante rischia di avere effetti drammatici sulla salute delle persone, l’ambiente, le possibilità di sviluppo, la stabilità sociale e anche la pace tra gli stati.

Tra i disastri ambientali c’è anche quello denunciato del  WWF: dieci grandi fiumi del mondo stanno morendo! Causa il cambiamento climatico, gli inquinamenti, le dighe e lo sfruttamento sconsiderato per usi agricoli. Tra i “moribondi” ci sono ben 5 fiumi asiatici: lo Yangtze, il Mekong, il Salween, il Gange e l’Indo. Gli altri sono il Nilo africano, il Rio della Plata e il Rio Bravo in Sud america, il Murray-Darling in Australia e il Danubio in Europa.

Il caso del Gange è emblematico. Questo “fiume Dea” che sprizza dalle roccie vagina di Gangotri, bagna le più venerate città del Nord India: Hardiwar, Rishikesh e Varanasi, per poi “morire”, dopo tremila chilometri, nel Golfo del Bengala. Nell’acqua del Gange, per secoli, si sono sciolte le ceneri di miliardi di Hindù e ancor oggi vi si immergono milioni di pellegrini per il bagno rituale. Ma il fiume si è trasformato in una “gigantesca fogna”. “Oggi il Gange” ci dice Gopal Krishna “fonte di vita per l’India settentrionale, è diventato il simbolo della più grande catastrofe ecologica del nostro Paese. Lungo le sponde di questo fiume inquinato ogni minuto si registra un morto per diarrea mentre tra la popolazione costiera otto su dieci soffrono di gravi disturbi intestinali”. Una tragedia annunciata già nel XV° secolo dal poeta Kabir che denunciava: “l’Inferno fluttuava sul Gange con corpi putridi e carogne”.

Il Gange è un mare d’acqua che ricopre 1677 chilometri quadri e che riunisce le acque di altri due grandi fiumi, il Brahmaputra e il Meghna. Oggi 700 città e migliaia di villaggi vi scaricano dentro fogne e rifiuti. Solo le famose concerie di Kanpur riversano ogni giorno nel Pandu, affluente del Gange, 170 milioni di litri di liquame colorato e puzzolente. La rivolta contro questo  degrado è partita da Allahabad, città sacra dove lo Yamuna incontra il Gange, e dove una schiera di pacifici Sadhus, riuniti in una specie di “sindacato”, hanno proclamato lo “sciopero del bagno”. Niente più  sacre abluzioni se il governo non bloccherà le industrie inquinanti lungo il Gange. “L’acqua del fiume ha perso la sua sacralità ed è talmente lurida che nessuno è in grado di immergersi”, denuncia Shankaracharya Saraswati, guida spirituale del più importante monastero induista di Allahabad. “Ora ha un colore rosso scuro, mentre una volta era tra il verde e l’azzurro. Il colore del Cielo”.

Anche un lontanissimo affluente nepalese, il fiume sacro Bagmati, si è trasformato in un rigagnolo d’acqua biologicamente morta che solo ad ogni monsone riacquista un po’ di “fiato”.

Purna Shahi, uno scultore che vive a Kathmandu, si ricorda che solo dieci anni fa quell’acqua di fiume si poteva bere. Oggi è un liquame puzzolente che solo ad attraversarlo sul ponticello che ci porta alla stupa di Swayambhunath fa venire il voltastomaco.

Lo Yangtze nasce tra le montagne del Tibet e dopo 6300 chilometri si butta nel Mar della Cina. Il bacino fluviale di questo fiume concentra il 40% delle risorse idriche cinesi. Il 70% della produzione di riso e il 50% di quella di grano. Nelle sue acque vivono più di 350 specie diverse di pesci tra cui il rarissimo pesce spatola assieme a mammiferi acquatici oggi in via d’estinzione: tra questi il delfino d’acqua dolce e l’alligatore cinese. Ma anche qui gli scarichi industriali e le altre immondizie stanno uccidendo il fiume. L’acqua in molti tratti è imbevibile e un processo di eutrofizzazione la riempie di alghe e di altra pattumiera organica.Il Mekong ha il bacino idrico più grande del Sud Est Asiatico. Le sue sorgenti sono tra i monti cinesi dello Qinghai. In Tibet. Scorrendo verso sud disegna i confini tra Laos e Myanmar (Birmania) e poi tra Laos e Tailandia. Alla fine dopo aver attraversato tutta la Cambogia e il  Vietnam del Sud si sperde nel mare della Cina. Anche il Mekong  mantiene ben 1200 diverse varietà di pesci. Una ricchezza che si ritrova solo nel Rio delle Amazzoni e nel fiume Congo. Ma giganteschi progetti idroelettrici mettono a rischio questo ecosistema mentre le sue acque si ammorbano sempre più di veleni industriali. 

 

Ma cosa ognuno di noi può fare? “Il saggio che vuole cambiare il mondo dovrà guardare verso l’acqua”. Parole di un saggio taoista. 
“L’Uomo Sapiens” ci ripete ancora una volta Michel Odent “ si volgerà verso l’Oceano per porre fine all’arsura del Pianeta e per guardare l’acqua, il più potente e profondo dei simboli femminili. L’oceano offre al nostro sguardo un punto per la riscoperta d’una antica saggezza. E’ la visione del mare dove ogni onda, apparentemente distinta dall’altra è parte intrinseca di una totalità. Possa questa sapienza essere la dote principale dell’umanità”.  E aggiunge:“ Il deserto interiore ed emozionale dell’umanità crea il deserto della natura. E’ di vitale importanza allora arricchire le potenzialità emozionali dell’umanità del futuro”. Perché allora non salvare l’acqua col nostro impegno. Con la meditazione – vedi i bodywork acquatici proposti da www.watsu.it – e con il nostro amore. Ma anche con la musica rock come propone la band “Tinariwen” – musicisti e guerrieri Tuareg – che dopo aver combattuto una lunga guerra civile e vissuto come profughi in campi lager hanno pubblicato il loro terzo CD “Amam Iman” la cui traduzione vuol dire: “L’acqua è anima”.  Uno di loro ci spiega: 

“Non so se in futuro il mondo morirà di sete, ma so invece che per chi vive nel deserto nulla vale più dell’acqua. Senz’acqua siamo nulla sia a livello fisico che spirituale. Perciò diciamo che l’ACQUA E’ ANIMA!”