ALLARME ONU – UN LENTO TSUNAMI

RIPORTIAMO UNA NOTIZIA ANSA DEL 6 OTTOBRE

Un lento tsunami. Questa la catastrofica immagine utilizzata dalla DG dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Margaret Chan nel corso dell’ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite, nella seduta dedicata all’antibiotico-resistenza dove il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, ha sottolineando come gli operatori sanitari stiano progressivamente perdendo la capacità di salvare “le persone e gli animali da infezioni pericolose per la vita”.

I dati riferiti all’Onu sulle gravi ripercussioni dell’antibiotico-resistenza sono da bollettino di guerra: un’epidemia di tifo multi resistente si sta diffondendo in diverse regioni dell’Africa, in 105 Paesi si registrano forme di tubercolosi resistenti ai farmaci, mentre sono circa 200.000 i neonati che ogni anno muoiono a causa dei cosiddetti “super-batteri”.

Secondo una previsione del governo del Regno Unito, se a livello globale sono circa 700.000 le persone che attualmente, a causa dell’antibiotico-resistenza, muoiono di sepsi, tubercolosi e altre malattie, entro il 2050 questa cifra potrebbe salire fino a 10 milioni.

José Graziano da Silva, direttore generale della Fao, l’agenzia Onu per il cibo e l’agricoltura, ha sottolineato l’ampio uso di antibiotici negli allevamenti – negli Stati Uniti il 70% del consumo complessivo – che genera serbatoi di agenti patogeni resistenti. Anche l’agricoltura, pertanto, “deve assumersi la responsabilità – ha dichiarato da Silva – sia attraverso un utilizzo più responsabile degli antimicrobici che riducendo la necessità di usarli attraverso una migliore igiene aziendale”.

Commentando per la rivista The Lancet l’intesa raggiunta, la DG Oms Chan ha commentato: “Nessun singolo settore -agricoltura, sanità, commercio – può agire da solo per affrontare questo problema multidimensionale”.

Non mancano tuttavia le critiche al documento, riprese in un articolo pubblicato lo scorso 1° ottobre su The Lancet. Secondo alcuni, infatti, gli impegni assunti dai governi per frenare l’uso degli antibiotici nelle aziende agricole e incentivare gli investimenti nella ricerca per sviluppare nuovi antibiotici, consapevolizzando, al contempo, medici e pazienti ad un utilizzo più responsabile di quelli attualmente disponibili, sarebbero ancora troppo generici e deboli.

Ramanan Laxminarayan, direttore del Center for Disease Dynamics, Economics and Policy a Washington, pur elogiando la riunione di alto livello, ha lamentato la mancanza di obiettivi chiari.

Per Laurie Garrett, esperta di salute presso il Council on Foreign Relations, il documento esprimerebbe invece soltanto “una radicale preoccupazione”. Traducendo in italiano più corrente e liberato dai paludamenti della prudenza e della diplomazia, sull’antibiotico-resistenza si fanno solo chiacchiere, tante, ma alla fine non si fa niente. E intanto l’onda gigantesca dello “tsunami lento” evocato da Chan continua a salire inesorabilmente, macinando vittime.