“Con voi” – Re Nudo in visita a Damanhur

La redazione di Re Nudo quasi al completo parte per una visita di due giorni a Damanhur.
Sono incuriosita e contenta di avere la possibilità di osservare da vicino il ben riuscito esperimento di vita spirituale, umana e sociale damanhuriano di cui tanto ho sentito parlare.Il viaggio è lungo, si sale su quasi al confine tra il Piemonte e la Valle d’Aosta, a pochi chilomentri da Ivrea, nella Valchiusella, dolce e verde valle racchiusa fra le Alpi piemontesi. Arriviamo all’una e mezza di una giornata calda di fine estate, il termostato nel parcheggio di Damjil, la parte centrale di Olami Damanhur con gli uffici, il bar, il ristorante, il welcome center, il tempio all’aperto e molto altro, segna quasi 30 gradi ma l’aria è secca e gradevole. Rimango subito colpita dalla sincera apertura e disponibilità di chi ci viene incontro e si prenderà cura -nel senso letterale del termine, direi- di noi in questi due giorni di visita.

Mi sento immediatamente e sinceramente accolta, integrata, benvenuta in questo mondo del quale, pur venendo da anni di vita nelle comuni di Osho, non riconosco quasi niente. E’ sorprendente ma tutto riesce ad essere familiare pur non essendolo ed è una bella sensazione. 

Sarà l’aria di montagna ed il viaggio ma siamo davvero affamati, Husky Vaniglia, una donna bella, forte, accogliente e con una luce particolare negli occhi, ci carica su un pulmino e con guida sicura si inerpica nella montagna. Boschi, stradine a strapiombo sul nulla di alberi e rocce, laghetti e paesotti alpini. Lei procede senza esitazioni e durante il viaggio ci racconta qualcosa su come funziona la vita da quelle parti.
Damanhur è un’eco-società, una federazione di comunità ed ecovillaggi con una struttura sociale e politica in continua evoluzione.
La Federazione di Damanhur è costituita da un migliaio di cittadini, i fini sono la libertà ed il risveglio dell’Uomo come principio divino, spirituale e materiale e la creazione di un modello di vita basato sui princìpi etici di buona convivenza ed amore.
Un progetto concreto di vita sociale, inserito anche nel territorio circostante. Rimango colpita da questi primi racconti.

Siamo ospiti a pranzo nel “Nucleo” dove vive Husky. In ognuna delle 44 case-comunità damanhuriane disseminate in tutta la valle e nella zona dell’Alto Canavese, vivono circa 20 persone, c’è un “reggente” eletto dai membri del nucleo stesso e comitati settimanali in cui vengono decisi e discussi i turni per i servizi ed i lavori domestici, le indicazioni per l’educazione dei bambini -che ho visto numerosi- e quanto concerne la vita in comune. La casa è bella. Spazi privati per ognuno ed ampi spazi comuni. Nel giardino c’è un ciliegio che gli abitanti della casa salutano ogni volta che arrivano. Lo facciamo anche noi.

E’ bello essere accolti da un albero. 

C’è armonia e rilassatezza. Il cibo è biologico, preparato con cura e buono. Siamo accolti come vecchi amici ospiti a pranzo: tè, caffè, dolcetti e poi ognuno torna alle proprie occupazioni. La mia impressione è che qui in generale ci si dedichi molto al lavoro e perlopiù con il sorriso in bocca.Passiamo il pomeriggio con Husky e Coboldo che instancabili ed entusiasti ci raccontano e ci mostrano i sistemi idrici e di riscaldamento autonomi delle case damanhuriane, che utilizzano energie alternative e di impatto praticamente nullo sull’ambiente. 
Mi colpisce la capacità creativa, progettuale e di realizzazione della gente di Damanhur: costruiscono case interamente con principi di bio-edilizia, hanno un centro di formazione, arte e ricerca, bar e negozi biologici aperti al pubblico, laboratori artistici i cui artigiani sono apprezzati in tutto il Mondo, un servizio sanitario e scuole sostenute economicamente dalla comunità e parificate con la scuola italiana.Bellissime strutture e una sensibilità particolare per il sociale, per il concetto di vita comunitaria inteso come fiducia, rispetto, accettazione, solidarietà e sostegno reciproco. Il tutto sembra funzionare davvero.

E’ sera di luna piena e ci troviamo, al sabato, spettatori di uno dei riti dell’Oracolo che si svolgono, ogni plenilunio, nel tempio all’aperto di Damanhur.
Sacerdotesse, fuoco, musica, un cavallo con cavaliere che gira intorno al tempio. Risposte dell’Oracolo per chi, al plenilunio precedente, ha fatto delle domande. Non capisco fino in fondo ma sono rapita dalla bellezza del rito e in fondo non c’è bisogno di sapere altro. C’è la luna bianca e tonda nel cielo, i tamburi che suonano, le vestali che ballano ai lati del tempio. Un sapore antico, ancestrale e un po’ ridondante ma gestito con quella naturalezza e semplicità che ho avuto modo di riscontrare e di apprezzare un po’ ovunque in questi due giorni di visita.

Ho incontrato persone umanamente belle, disponibili e luminose (come dimenticare lo sguardo limpido ed il sorriso aperto di Lepre, la disponibilità di Coboldo e di Elfo, l’entusiasmo di Gazzella, le battute di Cervo Volante, l’aperitivo cubano di Tigre…), ho dormito sonni profondi e sereni nel nucleo nel quale siamo stati ospiti per la notte, ho fatto una colazione gradevolissima sotto una quercia che sembrava volermi abbracciare, vegliata da cani e gatti, espansivi guardiani della casa.

Il rispetto e l’integrazione con la natura e gli animali è totale e percettibile, non per niente i damanhuriani si scelgono, aiutati dagli altri, un nome che corrisponde ad un animale ed uno che corrisponde ad una pianta le cui caratteristiche in qualche modo li rispecchino. “E’ un gioco, ci piace mantenere il carattere ludico anche nel nome” ci spiega Elfo Frassino, nostra eccezionale e puntualissima guida alla visita al “Tempio dell’Uomo”, stupefacente e bellissimo.  L’opera tangibile dell’uomo e di qualcosa di  molto più grande dell’uomo. Un insieme di emozioni forti, l’arte come strumento di crescita e di trasformazione. La materializzazione del divino dentro e fuori.I cittadini di Damanhur  lo hanno realizzato interamente  e incredibilmente “a mano”, scavando per più di 17 anni la roccia di notte, seguendo le indicazioni della loro guida spirituale Falco Oberto Airaudi,  e dedicandolo alla natura divina dell’umanità. 

Un libro tridimensionale e interattivo nel quale immergersi in un viaggio di tutti i tempi e senza tempo.  E’ strabiliante. Si scende sottoterra e ci si trova ad attraversare diverse sale: la sala dell’Acqua, della Terra, delle Sfere, degli Specchi, dei Metalli, il Labirinto. In ognuna lo sconcerto per tanta bellezza e magnificenza è lo stesso che si prova davanti alle Piramidi in Egitto o al Partenone ad Atene, al Teatro Greco a Taormina o al Tempio di Kajurao in India.

Quando l’uomo supera l’uomo.

Qui c’è la chiave in più, percettibile senz’altro a chiunque si sia spinto fin laggiù guidato da quel qualcosa che cerca, dell’unione tra l’arte e la spiritualità che convergono insieme per trovare strade nuove per l’evoluzione della consapevolezza umana. 
Il viaggio è lungo, Elfo ci spiega puntuale la valenza ed i mille simboli di ogni sala, mi perdo nelle facce dipinte sui muri, nelle mille sensazioni, nei diversi mondi che attraversiamo.

Concludiamo la visita al tempio, nell’ultima sala. La sala degli Specchi. La nostra immagine è riflessa dappertutto, punti di vista normalmente non percettibili. Relatività, multidimensionalità, verità. Rimaniamo seduti al lungo in silenzio. Qualcuno si sdraia per terra avvolto dai colori e dalla bellezza della vetrata a rosone che chiude il soffitto, diventata un’immagine simbolo del tempio. Elfo ci fa capire che sarebbe l’ora di uscire, ma la verità è che vorremmo rimanere lì ancora un po’, in quella atmosfera così silenziosa ed avvolgente.Noi davanti ai tanti sé di ognuno, dimensione così teneramente umana in quello spazio senza imperfezioni, creato anch’esso dall’uomo. L’uomo oltre i suoi limiti.

Il viaggio finisce, risaliamo di nuovo in superficie e ci troviamo nel bel paesaggio alpino, scaldati dal sole che splende in un cielo senza nuvole.
Rifletto, mentre saliamo in macchina per tornare a casa, sull’importanza e sul valore di prendersi l’impegno e la responsabilità di sé, di quello in cui si crede, di quello che fa “bene” a noi stessi e agli altri, di continuare ad evolvere e crescere in consapevolezza nel rispetto di sé, degli altri e del pianeta sul quale viviamo. Pensieri che sembrano essere ovvi, ma che non lo sono poi tanto di questi tempi. 
Un grazie sincero è quello che sento per questa “altra Italia” che esiste, respira, realizza, e gode di ottima salute.
“Con voi” (saluto damanhuriano che vuol dire “con la tua parte spirituale”)
cari amici damanhuriani, con voi!