Le storia di una persecuzione

Questo numero di ReNudo completa e corregge l’informazione data da Wild Wild Country e ricorda la mobilitazione avvenuta in Italia per Osho.

Il programma Wild Wild Country che molti di voi avranno visto (su Neflix) racconta in oltre 6 ore di trasmissione le vicende della comunità di Rajneeshpuram in Oregon dove negli anni ’80 la segretaria di Osho Ma Anand Sheela, comprata una vasta area di deserto, vi fece costruire una grande comunità, autosufficiente. L’esperimento durò oltre quattro anni, un esperimento dove paradiso e inferno si sono incontrati nell’esperienza di tanti.
In questo lungo documentario è mancata la presenza di Osho, la percezione dell’immensità del suo insegnamento, però ha portato una ventata di energia e di attenzione su un periodo della storia
di Osho meno conosciuto ma di grande importanza.
L’idea di dedicare gran parte di questo numero di ReNudo a quegli anni nasce proprio per cercare di colmare quelle lacune di Wild Wild Country e per far conoscere alle nuove generazioni di amici di Osho un pezzo di storia così come l’abbiamo vissuta e interpretata in Italia.


Il materiale è tratto in massima parte dal giornale Liberation Times che ho iniziato nel marzo 1986 allo scopo di sostenere la campagna d’opinione in Italia perché venisse concesso il visto d’ingresso a Osho. Abbiamo suddiviso il materiale in tre parti.
La prima riguarda alcuni fatti che accaddero a Rajneeshpuram raccontati dal giornalista Max Brecher, autore anche di un libro “Passaggio in America” e dopo alcuni stralci di discorsi di Osho. Sull’esperienza di Rajneeshpuram poi alcune testimonianze dirette di alcune terapeute discepole di Osho.

La seconda parte riguarda la documentazione e la rievocazione di quello che accadde in Italia dopo che fu negato il visto d’ingresso a Osho (come gli fu negato in altri 20 Paesi).
Una vera e propria campagna d’opinione che condussi con il sostegno determinante di Marco Pannella e del partito Radicale. Una lunga campagna sostenuta anche da centinaia di intellettuali, artisti, parlamentari di diversi gruppi e ovviamente anche da centinaia di sannyasin.
Una campagna che toccò anche la Germania e il parlamento Europeo denunciando e documentando il ruolo attivo della diplomazia e dei servizi americani che misero in atto una vera e propria persecuzione come la definì Lorenzo Stirk Lievers, un parlamentare radicale dell’epoca.
La terza parte riguarda quello che mettemmo in atto su indicazione di Osho.. Un’altra formidabile campagna d’informazione che riuscimmo a mettere in campo grazie allo strumento che Osho mi chiese di utilizzare e cioè un Partito tutto nostro che chiamò Partito Scientifico Rivoluzionario Internazionale e del manifesto che mi disse di scrivere dal titolo Zen e Politica.
Anche qui avemmo il sostegno di una intellighenzia politico-culturale che non si era lasciata fuorviare dalla cattiva stampa di cui Osho godeva all’epoca. E negli anni successivi una ulteriore campagna se possibile ancora più imponente a sostegno del libro bianco Operazione Socrate che pubblicammo dopo che Osho aveva lasciato il corpo per affermare l’unicità del suo insegnamento, la spaventosa e la documentazione del suo molto probabile avvelenamento che lui stesso denunciò pubblicamente.
Questa documentazione non risponde però alla domanda che mi sento spesso fare che è “Ma Osho sapeva di Sheela e quanto sapeva?”. Non ho una risposta perché non ho vissuto quei momenti,
non vivevo a Rajneeshpuram se non per qualche settimana all’anno. A chi sostiene che Sheela dicesse tutto a Osho posso solo dire non tutto e di questo sono certo per esperienza diretta.
Quando Sheela chiese a noi di Miasto di chiudere la Comune, Pratiti, la responsabile dell’epoca rispose chiaramente: solo se questo me lo dice il Maestro. E non accadde mai. Se Sheela avesse potuto farci avere un messaggio diretto l’avrebbe fatto eccome, tanto ci teneva a farci chiudere per realizzare la sua visione di tenere aperte solo alcuni grandi comunità metropolitane, dove concentrare i sannyasin da tutto il mondo.

Poi ci sono stati momenti della storia con Osho che mi hanno fatto vedere quanto non fosse ordinario il suo rapporto col potere politico. Tante guide spirituali hanno sempre cercato protezione dal potere politico, solo i grandi Maestri hanno rifiutato una protezione politica, anzi spesso come anche Osho fece sfidandolo. Io so che in America due membri del Congresso del partito Democratico gli chiesero di poter avere un colloquio riservato e in India con Indira Gandhi ricevette inviti per audizioni speciali private a cui sempre rispose come avrebbe risposto a tutti: io sono qui, se siete interessati venite.

Se Osho avesse avuto una mente diplomatica o ordinaria non avrebbe inoltre sfidato apertamente il Presidente del paese di cui era ospite o in India non avrebbe attaccato i tradizionalisti sempre al potere. Un dettaglio da me vissuto direttamente riguarda anche il rapporto con Marco Pannella. Leggerete qui diverse pagine che documentano il grande aiuto che il partito Radicale diede a Osho
e a noi discepoli. Ma quando alla fine, vinta la battaglia, Pannella si propose per una visita di due giorni a Poona, Osho rispose che era il benvenuto ma che almeno si sarebbe dovuto fermare una settimana. Molti di voi sapranno che quando i politici organizzano incontri ad alti livelli mai dedicano più di una mezza giornata o una giornata al massimo all’evento.

I due giorni programmati da Marco erano già qualcosa in più ma sempre nell’ottica di un incontro di tipo diplomatico. Quindi è apparso subito chiaro che Osho chiedendogli di fermarsi almeno una settimana voleva dire che non era interessato ad un incontro “politico” ma che chiedeva a Marco di vivere per qualche giorno l’energia e la dimensione spirituale dell’Ashram. Alla risposta di Pannella che non avrebbe potuto per altri impegni già presi, risposta politica perché mai Pannella avrebbe potuto e voluto programmare una settimana se non per un interesse per la meditazione che non aveva.  Osho rispose “Allora vieni quando ti sarà possibile”.

Il leader radicale si offese, non era abituato ad un relazionarsi di questo tipo. Come si offese nei miei confronti, quando mi propose di entrare in Parlamento e io gli dissi che partecipare ai lavori della Camera non era compatibile in termini di tempo con l’essere responsabile della Comune di Osho Miasto. Per l’appunto Osho era una Guida spirituale che non faceva conti politici.
Sennò avrebbe accettato perché il ritorno mediatico e d’immagine per lo meno in Italia sarebbe stato alto. Comunque tutti questi sono dettagli. A mio avviso quello che conta nel rapporto con Osho è quello che sentì di aver ricevuto come conoscenza, come energia, come crescita personale.
E per me questo è l’unico criterio che mi fa accettare Osho come Maestro senza riserve e cui resterò grato per sempre.

Majid Valcarenghi

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