Il respiro nell’arte

Di Auro

Respiro come sospiro, come sussurro, come palpito: calma, pace, rilassamento, quiete, tranquillità. Il respiro. Essere consapevoli del proprio respiro, respirare la vita, respirare l’Arte. Il respiro è rilevante anche nell’arte e non solo nell’esprimere le proprie sensazioni da un punto di vista artistico, ma anche nella rappresentazione stessa di un’opera d’arte dalla quale si può percepire il suo respiro.

Quante volte ci siamo trovati di fronte ad un’opera d’arte che con un sospiro, con un sussulto, abbiamo sentito respirare! Abbiamo percepito il suo respiro. E quante volte in noi stessi, contemplando un’opera d’arte, si sono sbloccate tensioni e preoccupazioni. L’arte di per sé è respiro, ti fa respirare, consapevoli o no, una vera opera d’arte ti apre il respiro e se si è consapevoli tanto meglio, allora il contemplare l’opera diventa una meditazione.
Un’arte dalla quale possiamo avere un’associazione percettiva col respiro è certamente l’arte Cinetica.

L’arte cinetica concentra tutta la sua poetica sul movimento, inteso sottilmente come «respiro». Il termine “Cinetico” infatti deriva dal greco “chinesis = movimento” e sta ad indicare chiaramente la volontà di studiare e descrivere un’arte dinamica, un’arte in mutazione. Partendo da una base teorica del futurismo, l’arte cinetica viene introdotta a partire dagli anni venti per poi avere il vero e proprio sviluppo negli anni cinquanta e sessanta. Nel futurismo il movimento era una rappresentazione o meglio una raffigurazione decisamente ben marcata,  mentre nell’Arte Cinetica il movimento è come un respiro che l’opera stessa emette dando una sensazione reale del movimento stesso.

Nel contesto dell’Arte Cinetica nasce negli anni sessanta un movimento conosciuto come la Optical Art. Nata utilizzando inizialmente solo il Bianco e il Nero, l’Optical Art, chiamata anche  Op-Art, ingloba in seguito anche i colori, sempre con lo scopo di offrire all’osservatore opere bi-tridimensionali che danno la sensazione di un respiro attraverso il movimento di immagini nascoste o lampeggianti, o che si gonfino o si deformino, come nelle opere di Bridget Riley,(fig.1) Londra, 24 aprile, 1931 di Yaacov Agam (fig.2) (Rishon LeZion, 11 maggio 1928).

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Nel 1961, quando nel mondo si scontravano opinioni diverse sull’astrattismo, sull’arte concreta, sull’arte espressionista e sulla figurazione, furono organizzate  diverse mostre, occasione d’incontro tra artisti di provenienza diversa, sia geografica che artistica, alla ricerca di qualcosa di nuovo. Si affermò quindi l’Arte Cinetica, in parte legata a osservazioni di tipo psicologico comprendente “oggetti in movimento”di Alexander Calder, Bruno Munari, esperimenti mediante “trucchi percettivi” dell’artista ungherese Victor Vasarely (fig.3) (Pécs, 9 aprile 1906 – Parigi, 15 marzo 1997) dove il movimento è dato dallo spostamento dellosservatore.

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A partire dal 1960 l’espressione arte cinetica entra nel vocabolario degli storici e dei critici d’arte e viene utilizzata per definire opere bi e tridimensionali in movimento reale e in movimento “virtuale”, ossia opere che si muovono effettivamente e opere in cui l’occhio dello spettatore è guidato, vale a dire oggetti in cui i fenomeni ottici del movimento svolgono una funzione predominante. Nel panorama dell’Arte Cinetica e più in particolare nell’ambito dell’Arte Visuale e della Op Art, va ricordato un’artista di grande talento quale è Franco Grignani (fig.4) (Pieve Porto Morone (Pavia), 1908- Milano 1999) che io stesso ho avuto l’occasione di conoscere personalmente alla fine degli anni settanta a Roma nella Galleria Marcon IV di via Margutta , poiché facevo parte del gruppo degli artisti di quella Galleria. Ero molto giovane e da Grignani ho potuto capire l’importanza della percezione visiva e del movimento inteso come “respiro” di un quadro o di una scultura.

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Grignani è stato un artista molto spesso dimenticato dalla critica e da tutto il mondo artistico italiano. Architetto, grafico, fotografo, pittore, già in età giovanile, 18-20 anni, partecipa alle manifestazioni del secondo futurismo, in seguito la sua ricerca si sposta invece verso le tesi delle avanguardie astrattiste e costruttiviste, lavorando sempre nel contesto ottico-visivo, e cioè, indagando sui fenomeni della percezione, sia nel contesto della pittura, del graphic design, sia nell’ambito della foto-grafica, con esperienze che in un certo senso, anticipano le future ricerche ottico-dinamiche.

Ha lungamente sperimentato “forme virtuali”, intervenendo direttamente sull’immagine a mezzo di rotazioni, torsioni, progressioni, accelerazioni, scissioni, deformazioni, scambio di direzione e rovesciamenti prospettici, torsioni di linee rette, facendo emergere, da una serie di sollecitazioni “provocate” artificialmente quell’intuito che trasformava i dati, elaborandoli in base ad una scelta percettiva e di suggestione mentale e spirituale, in fatto creativo e fantastico. Per farlo ricordare ai meno giovani vorrei mettere in luce uno dei suoi lavori grafici più stimolanti uno dei marchi più famosi del mondo, conosciuto anche dal grande pubblico: quello della Pura Lana Vergine.

Nelle opere di Grignani, si fondono arte e scienza, una metodologia di sperimentazione che si articola e si sviluppa nell’ambito della psicologia della percezione”. L’arte Cinetica che si può chiamare anche l’arte che respira, in questi ultimi decenni si è sviluppata ulteriormente nel campo dell’arte digitale offrendo allo spettatore una tridimensionalità piena di emozioni dove le immagini danno la sensazione di respirare. (fig.5)
A questo proposito nell’annuale Kinetica Art Fair di Londra, si possono notare sculture di luce interattive che respirano con l’attivazione del suono, ologrammi con sembianze umane e oggetti virtuali tridimensionali visibili senza occhiali. L’evento annuale, alla sua seconda edizione, vuole promuovere le nuove creazioni digitali, elettroniche o in generale legate ai nuovi media, che si rifanno comunque all’Arte Cinetica.

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Il filo conduttore è l’interattività attraverso una serie di mini-schermi che rappresentano farfalle digitali in volo, (Cinimod Studio) le quali interagiscono con la vicinanza dell’osservatore. Se si avvicina la mano, la farfalla si posa o vola via (fig.6). Con lo strumento musicale ad acqua creato da Robin McGinley, si può ascoltare una versione sonora della radiazione cosmica di fondo e “suonarla” con un semplice movimento delle mani. I grandi video-ritratti di occhi, creati dall’eccezionale Jason Bruges Studio, chiudono e aprono le palpebre a seconda della vicinanza dell’osservatore. Ocean of Light di Squidsoup è una scultura che espande una realtà digitale in uno spazio tridimensionale attraverso l’uso di migliaia di Leds in rotazione per formare oggetti virtuali a tre dimensioni, che possono essere visti senza occhiali e ancora una cascata di luci Led controllate da un software reagiscono al suono prodotto nei dintorni cambiando forma e colore e soprattutto respirando di luce propria.

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Ormai con l’avvento della digital art si possono realizzare una infinità di modelli che hanno sviluppato percorsi creativi, immaginari e virtuali attraverso l’utilizzo delle moderne tecnologie computerizzate. Ma i veri Maestri saranno sempre quegli artisti «iniziatori» dell’Arte Cinetica che con la loro manualità sono riusciti a dare quel «respiro» e quella percezione visiva di movimento perpetuo alle loro opere.   La Computer Art o Arte Digitale nasce nel 1950 in concomitanza con l’avvento dell’Arte Cinetica e la Op Art. Ben Laposky (USA) e Manfred Frank (Germania) ideatori e programmatori di questa nuova tecnica hanno certamente attinto al mondo dell’arte che era intorno a loro per creare questa realtà virtuale.

Sia Laposky che Frank, non erano artisti, anche se avevano delle notevoli sensibilità artistiche, ma erano matematici e programmatori, molto vicini al costruttivismo e al razionalismo del Bauhaus. Già nel 1950 Ben Laposky realizzò un “oscillogramma” ottenendo una base per proiezioni grafiche, incominciando così a creare le famose distorsioni. L’arte è un ponte tra noi e il nostro respiro, e a volte è l’arte stessa che con il suo respiro ci collega ad altri livelli di coscienza. A questo proposito mi viene in mente Osho quando parla di “respiro e meditazione”:

 

Il respiro è un ponte fra te e il tuo corpo; ti connette e ti ricongiunge costantemente al corpo. Il respiro è anche un ponte fra te e l’universo, perché tu sei parte dell’universo, ogni cellula del tuo corpo è parte dell’universo e il respiro è il ponte. Se il ponte viene a mancare, tu non sei più nel tuo corpo, se il ponte è rotto, tu non sei più nell’universo entri in una dimensione sconosciuta oltre lo spazio-tempo. (…) Quindi il respiro è anche il ponte fra te e il tempo e fra te e lo spazio. (…) E se possiamo diventare consapevoli del nostro respiro possiamo trascendere il tempo e lo spazio. (Osho)

www.auro.ws

 

Tratto da Re Nudo 19 – Respiro Guarigione
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