Sulle tracce della Dea

Affascinante o terrifica, misericordiosa o crudele (e, per essere più precisi, sempre le due cose insieme) l’immagine della donna – l’archetipo triforme: fanciulla, madonna, megera – perennemente riemerge dalle nebbie del tempo e dell’inconscio: infesta i nostri sogni e i nostri incubi, ci ossessiona e ci assedia nell’arte e nella letteratura fino a modellare il nostro effimero mondo quotidiano fatto di moda e di pubblicità. In alto come in basso l’eterno femminino eternamente ci si mostra e ci sfugge mentre in inarrestabile moto dal nulla ci trae e al nulla ci riconduce. Donne sono le profetesse, dalla Diotima di Socrate a oggi, e donne necessariamente sono le guide che sanno decifrare i segreti che le Madri ci consegnano. Abbiamo tutti bisogno di Muse e di Dee.
Selene Ballerini ha intrapreso da anni il difficile percorso di studiosa d’Esoterismo e praticante di Magia al femminile (ricordiamo – fra i suoi molti pregevoli lavori in campo saggistico, poetico e narrativo – un importante libro di qualche anno fa: Il Corpo della Dea. Giochi e Misteri della Sapienza Femminile, pubblicato da Atanòr) e la testimonianza più recente del suo costante e profondo impegno in questo ambito è stata la riedizione integrale e aggiornata, da lei curata e ritradotta, del classico dell’archeologa lituana Marija Gimbutas Il Linguaggio della Dea, da un decennio introvabile e oggi finalmente di nuovo disponibile per i tipi della Venexia.

In un’ideale galleria di donne-guida – maestre, profetesse, sibille (ricordo il percorso tracciato in altre tue opere, in cui citi fra le altre Madame Blavatsky, Mère, Alexandra David-Néel) – dove collocheresti Marija Gimbutas?
La figura di questa straordinaria esploratrice di arcaiche radici è unica e anomala nel contesto della sacralità femminile: non si tratta infatti di una donna con vocazioni esoteriche, magiche, stregoniche o sacerdotali, bensì di un’abile professionista dell’archeologia che, forte delle sue conoscenze mito-folcloriche europee e dotata di una particolare sensibilità verso le cultualità matristiche e connesse alla Natura, si è imbattuta in un’antica realtà magico-religiosa di cui in taluni ambiti esoterici si aveva una consapevolezza intuitiva o tradizionale, ma che quasi nessuna ricerca ufficiale aveva cercato di dimostrare sul campo. Ha insomma dissepolto dalla preistoria la Dea e l’ha riconsegnata dal mito alla coscienza, svelando come i primi, spontanei afflati sacrali si siano sviluppati soprattutto intorno a Figure Femminili, per la loro evidente attitudine a gestire la vita (parto), il nutrimento (latte materno) e il tempo (il ciclo mestruale coincide con quello lunare) e quindi, per complementarità, la morte e la rigenerazione.
In particolare nel Linguaggio della Dea ha elaborato un elenco ragionato delle peculiarità iconografiche ripetutesi nei millenni, suffragando le proprie ipotesi con le tracce di quei remoti simboli/codici nelle applicazioni religiose, folcloriche e mitopoietiche successive, rispetto alle quali l’indagine può avvalersi di verifiche più attendibili sul loro senso e sul loro utilizzo.
Con queste sue ricerche mitoarcheologiche – che hanno esaltato ed enfatizzato la pregnanza di quella Divinità Femminile scomparsa da troppo tempo dagli scenari occidentali, mono/polizzati dai mono/teismi – l’archeologa si è ritrovata imprevedibilmente a essere un punto di riferimento di moltitudini di donne, anche in ambito femminista, titillando il loro cuore (ma pure quello di molti uomini) con la nostalgia della Dea, insopprimibile Realtà Metafisica che negli ultimi due-tre millenni le religioni bibliche hanno tentato di cancellare con una vera e propria damnatio memoriae.

Le religioni patristiche, i monoteismi, il paternalismo maschilista di tante tradizioni esoteriche e occultistiche sembrano mostrare ormai tutti i segni della loro crisi. Possiamo dire che questo paradigma doloroso stia finalmente tramontando? Vedremo l’alba di una nuova era, con la rivincita delle Madri? E in un tale scenario quale sarebbero il ruolo e la funzione dei maschi?
Se volessimo arrischiarci a proporre – con larghissima approssimazione – un tracciato di come la percezione della Divinità si è sviluppata sul nostro pianeta ritengo che ne verrebbe fuori uno schema ritmabile pressappoco così: da una primeva sacralità gilanica(paritarietà tra femmine e maschi) si passò a una in cui l’enfasi era posta soprattutto sul Principio Femminile, per transitare poco a poco a una molteplicità di Dee e Dei con graduale (e nel tempo sempre più netta) prevalenza di questi ultimi, fino all’imporsi di una religiosità di tipo monoteistico che escluse qualsiasi possibilità d’esistenza della Dea. Ma la Dea, che non può morire, è sopravvissuta e a chi adesso ne coltiva Virtù e Talenti non preme certo di ottenere riscatto o vendetta, bensì di partecipare alla costruzione di una Civiltà che sia di nuovo gilanica. In campo iniziatico ciò significa che sarebbe auspicabile una compresenza attiva di Vie miste o multisessuate, Vie di carattere esclusivamente femminile e Vie di auto-esplorazione maschile.
In particolare fra quelle maschili ritengo eccezionalmente efficace, oltre a quelle strettamente magiche, l’attività iniziatica massonica, quando connessa ad alcuni suoi arcaici aspetti magici: la Massoneria infatti, ripulita dalle scorie infette e restituita agli autentici splendori, offre una speciale e insostituibile opportunità, almeno in area occidentale, di sviluppare le potenzialità iniziatiche di tempra virile e spirito fraterno.

Un personaggio che di frequente hai approfondito e il cui pensiero ritieni centrale, ma che è stato diffusamente demonizzato per le sue posizioni estremistiche e le sue intemperanze, è Aleister Crowley. Come s’integra nel tuo quadro una figura quale quella della cosiddetta “Grande Bestia”, che almeno a quanto si ricava dalle molte biografie pubblicate risulta decisamente (e talvolta brutalmente) maschilista?
Come ho scritto nel mio Corpo della Dea, Crowley ebbe rapporti sempre controversi con le donne, verso le quali – inquieto, insoddisfatto e megalomane com’era – assunse molto spesso atteggiamenti prepotenti e maschilisti che discordavano nettamente dalle sue convinzioni profonde, volte piuttosto a esaltare le dimensioni matristiche, come si ricava anche dalle meravigliose Icone dei suoi Tarocchi (il Libro di Thoth, realizzato con la pittrice Frieda Harris). Così, com’è il caso di artisti la cui vita si è svolta in contraddizione con il sapore delle loro opere, nella produzione del magista inglese, in ciò che profusamente trasmise e divulgò, si respira parimenti un’aria del tutto diversa. E se Crowley in effetti appare radicato sotto alcuni aspetti al proprio tempo e a un approccio patristico timoroso del potere delle donne, nonché intimamente saldo alla Tradizione quale baluardo contro il caos di cui la Femminilità sarebbe veicolo, è anche vero che dall’Energia della Dea fu travolto, ritrovandosi a esserne uno dei più efficaci e propagati vettori, tanto che tra le ripercussioni culturali e iniziatiche, di varia portata e rilevanza, della sua Filosofia – nota come Thélema, “Volontà” – ha anche fornito una densa base concettuale a gran parte del movimento neo-stregonico o Wicca.

In ambito Wicca hai tradotto, sempre per Venexia, La Stregoneria oggi di Gerald Gardner (con note critiche e ampio commento di Roberto Negrini, tuo compagno di vita e di avventure iniziatiche), che è proprio il testo fondante di tale neo-Stregoneria. Ma cos’è davvero la Stregoneria? E perché molte culture – non solo quella cristiana – associano la strega al male e al negativo?
L’Arte Magica non ha un’applicazione univoca e può manifestarsi ai più svariati livelli: abbiamo così la MagiaCerimoniale (svolta prevalentemente in templi, trattandosi di rituarie complesse ed evocazioni sovrannaturali), la Magia Naturale(che sfrutta forze e manifestazioni della Natura), quella “Thelemica” in senso lato (esperita in molteplici e non elencabili modalità, sia cerimoniali e teurgiche che sciamaniche e alla fine psicosessuali), quella Neo-Stregonica appunto e perfino la Fattucchieria (incentrata tutta sugli incantesimi, nella fuorviante convinzione – spesso condivisa purtroppo dai movimenti wiccan – che chi opera sappia perfettamente ciò che vuole e come lo vuole, quando invece proprio questo dovrebbe essere lo scopo ultimo della ricerca magica!). La Neo-Stregoneria, nello specifico, si differenza dallaFattucchieria perché si manifesta in forme più rituali, elevandosi a livelli di maggior pregnanza sacrale, e dalla Magia perché si muove su un piano precipuamente sciamanico, orientando in chiave più religiosa e naturalistica che magica in senso stretto la propria pagana spiritualità e limitando l’opera magica a criteri di tipo terrestre lunare, senza concessioni agli afflati stellari.
La mia posizione – anche quale esponente di una Filiazione thelemica in cui si tenta di fondere Tradizione e Rinnovamento in vista di una rigenerazione sia individuale di coloro che ne partecipano sia collettiva dei paradigmi conoscitivi e sperimentali dell’umanità – è che lacomplessità corrisponda meglio alla Vita e ai suoi Misteri e che quindi la Via più consona da seguire sia quella in cui tutte siano incluse, così da poter essere confrontate ed eventualmente esperite. Solo dopo un reale addestramento tecnico però, per evitare scelte inconsulte, trappole create dall’immaginazione e smanie d’onnipotenza e consentire invece una piena libertà espressiva alla propria Genialità Profonda, che sola può guidarci verso l’effettiva Conoscenza-di-Sé.
Quanto poi alla Stregoneria storica, la sua demonizzazione da parte di società patristiche prima (dove fu certamente più lieve) e patriarcali poi (quando con l’avvento del Cristianesimo si assisté a quell’efferato genocidio & ginocidio che fu la Caccia alle Streghe) la si deve ovviamente alla carica perturbante di cui le streghe sono state portatrici, ma anche – e forse soprattutto – alla loro visione del mondo magica, olistica, gioiosa e panteistica, in forte contrasto dunque con l’ordinamento sociale, l’interpretazione ontologica e la vocazione sacrificale tipici del mondo giudeo-cristiano.

Parlaci infine della Venexia, un catalogo d’eccezione al quale hai ampiamente collaborato. Quali altre scoperte o riscoperte ci riserva quest’infaticabile editrice (donna ovviamente) per il futuro?

Ricordo con precisione il giorno in cui Chiara Orlandini – che aveva fondato nel 2000 la sua casa editrice, destinata grazie alla passione, all’impegno e all’intraprendenza da lei profusi a imporsi in pochi anni come una delle leader nel settore – mi contattò, dopo aver apprezzato il mio Corpo della Dea, per coinvolgermi in alcuni progetti editoriali: era il 26 maggio 2003, e da allora non abbiamo più smesso di collaborare! Seria e straordinariamente attenta sia alla forma che ai contenuti, Venexia ha rivelato subito un’inclinazione a proporre opere di prima mano dei grandi autori e delle grandi autrici della tradizione esoterica, manoscritti e testi originali della sapienza sia occidentale che orientale, opere attinenti alla spiritualità femminile declinata in tutte le sue possibili chiavi (come si rileva in special modo nella serie Le Civette Saggi, diretta da Luciana Percovich) e libri su questioni d’attualità affrontate con approcci alternativi.

Fra i titoli in programma per il 2009 sono da segnalare, tra gli altri,L’albero della vita di Israel Regardie,Guida alle streghe in Italia di Andrea Romanazzi, Da Circe a Morgana(scritti di Momolina Marconi) e infine un mio saggio su I Ching: un oracolo stupefacente in cui è condensata l’essenza più profonda dell’anima cinese, ma dove pure si annidano valenze sapienziali di respiro cosmico che riconducono inevitabilmente a una sinergia articolata, variegata e armonica fra Energie Maschili ed Energie Femminili.

Pubblicato nel numero 04 di Renudo