06. YOGA TANTRA

IL LINGUAGGIO SESSUATO

Un condizionamento culturale trasversale che colpisce donne e uomini, giovani e adulti a destra come a sinistra

E’ da tempo che osservo quanto nel linguaggio comune si utilizzi il sesso per esprimere qualcosa di positivo o negativo o anche solo per sottolineare delle affermazioni o dei concetti.
La cosa che più mi ha colpito è rilevare come, nella quasi totalità delle regioni italiane, si usi il sesso femminile per indicare qualcosa di positivo e quello maschile per indicare qualcosa di negativo. Bastano pochi esempi:
Che figata! Che cazzata! Quella è proprio una bella figa! Quello è proprio un cazzone…
Oppure il sesso maschile come rafforzativo “ma che cazzo vuoi…chi cazzo ti credi di essere… chi cazzo ti manda…”
In questo caso il sesso maschile suona come aggressivo, minaccioso come un’arma verbale.
Questo linguaggio sessuato non appartiene a una generazione o a un genere. Lo usano donne e uomini, giovani e adulti. Probabilmente senza esserne consapevoli, perché è talmente forte il condizionamento che queste forme espressive sono quasi automatiche, non hanno bisogno di essere pensate.
Un linguaggio che è passato indenne attraverso il femminismo, la rivoluzione culturale giovanile, usato sia a destra che a sinistra.
Un linguaggio che non è stato mai messo in discussione se non dal conformismo borghese del non “dire parolacce o usare turpiloquio”, che invece è altra cosa. Questa riflessione non nasce per rivalutare il perbenismo che mette all’indice qualunque “brutta parola”, dove naturalmente per brutta parola s’intende anche il sesso, in questo caso sia maschile che femminile. Anzi, il perbenismo borghese conferma il senso di questa riflessione perché considerare il sesso una brutta parola e non dirla perché “sporca” è esattamente speculare a chi la usa in modo brutto.
No, questa riflessione nasce come individuazione di un nuovo terreno di decondizionamento, per diventare più consapevoli anche nell’uso delle parole. Il sesso in sé è bellissimo, anche quello maschile, qualcosa di vivo, di magico. Quello meno bello, magari, è l’uso becero che la cultura maschilista ne fa, la misera mente che lo guida, ma questa è un’altra storia e non c’entra con la bellezza del fallo in sé, che non è inferiore a quella della vagina.
È un condizionamento evidente quello che muove il linguaggio sessuato, ma è un condizionamento a cui forse non diamo la giusta importanza, anche nel mondo della ricerca olistica.
Eppure il dare valore alle parole che usiamo, avere consapevolezza del significato che hanno, dovrebbe fare parte di ogni percorso evolutivo, di ogni sentiero di ricerca.
Sottovalutare il valore della parola, agirla in modo automatico, lavorando magari su altri tipi di condizionamenti, significa ancora parcellizzare, dividere, creare, magari inconsciamente, una gerarchia di valori impropria, che nulla ha a che vedere con la concezione olistica dell’essere umano.
Agire sui condizionamenti, su ogni terreno di condizionamento, è un presupposto comune, o lo dovrebbe essere, di ogni percorso evolutivo, di ogni scuola di ricerca.
Io credo che, se usassimo più attenzione al nostro linguaggio, oltre a diventare più consapevoli, contribuiremmo anche a creare un’energia attorno a noi più pulita, più leggera, riconducibile a quel concetto di ecologia della mente spesso evocato per indicare altre forme di decondizionamento culturale.