Arte oggettiva – Arte soggettiva di Auro Proietti

Come artista e come ricercatore molto spesso mi sono trovato davanti ad un baratro, specialmente negli anni settanta, se pur spensierato da una parte, ero totalmente inconsapevole dall’altra, e proprio alla fine di quel decennio, quando mi stavo risollevando dalle varie disavventure avvenne l’incontro con Osho, allora chiamato Bhagvan Srhee Raineesh conosciuto come il “guru del sesso”; un’altra disavventura? Ma visto che ormai stavo in India valeva la pena provare, così fuggendo e rifuggendo, tra Pune e il Nepal, mi ritrovai nell’Ashram di Raineesh. A dire il vero questo posto mi appariva come un club mediterranee per Hippy un pò tardivi.

Pensai che tutto ciò con l’India non c’entrava proprio niente, tra l’altro li dentro c’era soltanto qualche indiano, gli altri erano tutti occidentali, soprattutto tedeschi, italiani, americani e qualche giapponese. Ma al di là dei miei giudizi e delle mie incertezze, c’era qualcosa che mi attirava, che non faceva parte delle solite avventure, sentivo che c’era qualcosa di diverso, per esempio dagli sciamani che avevo conosciuto in Messico o dai tibetani che avevo incontrato in Nepal e di cui avevo una grande stima e ammirazione. Insomma mi sembrava di essere approdato in un altro pianeta dove tutti danzavano, strillavano e poi si abbracciavano, meditavano, piangevano e poi sorridevano, ero veramente sconcertato e non ero sicuro di nulla, ma una cosa era certa, dovevo provare anch’io.

Così mi feci coraggio e scrissi ad Osho facendo le mie osservazioni su quel posto: sulle costruzioni tutte di colore nero, sugli abiti (tuniche) arancioni che tutti indossavano durante il giorno, alla sera erano di colore bianco e perché ognuno portava appesa al collo una mezza specie di rosario con la sua foto. Il Maestro non rispose affatto alle mie osservazioni, mi disse soltanto che ormai era tempo per me di non andare da nessuna parte ma di rimanere lì poiché era in quel posto che avrei trovato la mia evoluzione e quella della mia arte. Sbalorditivo! E dire che io venivo proprio da una esperienza performativa con il titolo “Evoluzione”. Una performance che per due anni avevo portato in giro per l’Italia e in molte città della Germania con diversi attori, tre dei quali facevano parte del Living Theatre. “Evoluzione” era un caso? 

Fu proprio “Evoluzione “ che mi stimolò ad andare in India con il proposito di conoscere Osho. Ed ora “Evoluzione” mi si ripropone con il titolo di questo nuovo numero di Re Nudo “Osho Evoluzione”, la stessa parola che per me ha un significato recondito e affine all’insegnamento di questo grande Maestro.

Ma non voglio annoiare il lettore con degli aneddoti troppo personali, permettetemi soltanto di dire che quasi tutte le persone che allora arrivavano a Pune avevano fatalmente qualche attinenza o riferimenti psicomagici con Osho. Tornando all’argomento, a proposito di Arte oggettiva e Arte soggettiva Osho aveva due concetti differenti su cui ero totalmente d’accordo.

Ma con questo non voglio dire che la mia arte sia un’arte oggettiva, diciamo che sto sempre in evoluzione e ogni volta che medito tutto mi diventa più chiaro.

Osho a proposito dell’Arte:

Domanda: la creatività ha qualche relazione con la meditazione?

L’arte può essere divisa in due parti. Il novantanove per cento dell’arte è arte soggettiva e solo l’uno per cento è arte oggettiva. Quel novantanove percento di arte soggettiva non ha alcuna relazione con la meditazione. Solo l’uno per cento di arte oggettiva è basata sulla meditazione.

Arte soggettiva vuol dire che riversi la tua soggettività sulla tela – i tuoi sogni, le tue fantasie. È una proiezione della tua psicologia. La stessa cosa accade in poesia, nella musica, in tutte le dimensioni della creatività: non ti preoccupi della persona che vedrà il tuo quadro, non ti interessa cosa le succederà quando lo vedrà; questa è una cosa che non ti riguarda affatto. La tua arte è come un vomito. Ti aiuta, proprio come il vomito ti è di aiuto. Manda via la nausea, ti fa sentire più pulito, più sano.

Ma non hai preso in considerazione ciò che accadrà alla persona che vedrà il tuo vomito: le verrà la nausea, comincerà a sentirsi male.

Osserva i dipinti di Picasso. È un grande pittore, ma è solo un artista soggettivo. Se guardi i suoi quadri, inizi a sentirti male, ti girerà la testa, comincerai a dare i numeri. Non puoi guardare i quadri di Picasso per troppo tempo. Ti viene voglia di scappare, perché il quadro non è nato da un essere silenzioso. Nasce dal caos.

È il sottoprodotto di un incubo. Ma il novantanove per cento di tutta l’arte appartiene a questa categoria.

L’arte oggettiva è proprio l’opposto. Chi la fa, non ha nulla da buttar fuori, è del tutto vuoto, pulito. Da quel silenzio, da quel vuoto nascono amore e compassione. E da quel silenzio nasce la possibilità d’essere creativi. Questo silenzio, questo amore, questa compassione, sono le qualità della meditazione. La meditazione ti porta fino al centro del tuo essere.

E il tuo centro non è solo il tuo centro, è il centro di tutta l’esistenza. Solo alla periferia siamo diversi, ma quando iniziamo ad avvicinarci al centro, siamo tutt’uno. Siamo parte dell’eternità, una straordinaria esperienza di luce ed estasi al di là delle parole. Qualcosa che puoi essere… ma che è molto difficile da esprimere. Nasce in te però un grande desiderio di condividerla, perché tutti intorno a te brancolano alla ricerca di queste esperienze. E tu le conosci già, conosci la strada”.

Osho, The Last Testament

Picasso si presenta e commenta:

Il pubblico ha finito di cercare nell’arte consolazione e miglioramenti spirituali, ma gli straraffinati, i ricchi, gli oziosi, che da ogni sapienza sogliono trarre l’estrema conclusione, in essa cercano il nuovo, l’inusuale, lo sbalorditivo. Io stesso, dal cubismo in poi, ed oltre, ho accontentato codesti amatori e critici con le varie bizzarrie che mi attraversavano il cervello. E meno mi capivano e più mi ammiravano. Divertendomi, con questo giochetto, con questi scherzi, con questi rompicapi, ghirigori e indovinelli sono diventato celebre, e molto presto. Celebrità significa, per un pittore, vendite, guadagni, patrimonio, ricchezza. Oggi io sono celebre e ricco. Ma quando sono solo con me stesso, non ho il coraggio di ritenermi un artista nel grande e dignitoso senso della parola. Grandi artisti furono Giotto, Tiziano, Rembrandt, Goya….Io sono soltanto un pagliaccio pubblico, che comprende il suo tempo e che ha sfruttato con ogni possibilità l’idiozia, l’avidità e la vanità dei propri contemporanei. Certo la mia confessione è amara e più dolorosa di quanto sembri, ma ha il merito di essere sincera”.  Pablo Picasso 12/07/1952

A proposito dell’arte oggettiva e soggettiva si potrebbero fare diversi esempi ma mi limiterò a farne uno soltanto, unico ed eclatante: la mostra di Caravaggio e Bacon.Nel 2009 la Galleria Borghese di Roma celebrò il IV centenario della morte di Caravaggio affiancando ai suoi capolavori venti dipinti di uno dei grandi artisti della seconda metà del XX secolo, Francis Bacon, di cui ricorreva , invece, il centenario dalla nascita. «Due personalitàestreme, entrate nell’immaginario collettivo come artisti “maledetti”, che hanno espresso nella pittura il tormento dell’esistenza con pari intensità e genialità inventiva», così recitava il sotto titolo della mostra. “Caravaggio – Bacon, due artisti maledetti”. Ma sono veramente artisti maledetti? Non voglio addentrarmi sull’importanza o meno se siano maledetti o benedetti. Ma come dicevamo questo invece può essere un chiaro esempio di arte oggettiva e arte soggettiva. 

Ad esempio osservando il “Fanciullo con canestra di frutta” di Caravaggio del 1593-94  ci rendiamo subito conto della sua oggettività. Il dipinto appartiene al primo periodo romano di Caravaggio quando l’artista dipingeva “fiori e frutti”. E’ un’opera di grande compattezza e di attenzione a tutti gli elementi che la compongono, l’artista non ha trascurato nessun dettaglio mostrando una capacità unica nel rappresentare le fattezze del ragazzo chiaramente popolano, le rotondità delle mele e degli acini d’uva umidi, o la morbida carnosità dei fichi. Un’arte oggettiva non solo per la sua realistica rappresentazione ma soprattutto per l’espressione dell’insieme dell’opera di cui qualsiasi osservatore ne viene catturato rimanendone affascinato. Mentre quella di Francis Baicon è dichiaratamente un’arte soggettiva  in cui l’artista si misura a pieni artigli con tutta la sua voracità piena di rabbia e di violenza, riuscendo così ad evitare di autolesionarsi. Una pittura del tutto personale, fatta di corpi sconvolti e sofferenti, violentati e deformati. Una pittura che Bacon sbatte in faccia al pubblico cercando così di liberarsi dalle sue mostruosità, uno sfogo, una catarsi, ma è forse questa una possibile liberazione?

Un altro artista dei nostri tempi che possiamo annoverare nell’arte soggettiva è l’americano Ted Lawson che ha realizzato un autoritratto con il proprio sangue. La galleria Joseph Gross di New York ha esposto un nudo di 2,50 metri d’altezza del pittore e scultore Ted Lawson. Il quadro non è stato realizzato dalla mano dell’artista, ma da una sorta di plotter, una macchina programmata per utilizzare il suo sangue al posto della vernice. La macchina attinge la materia direttamente dalle sue vene. Se vi state chiedendo come sia possibile che ad un uomo possa venire in mente di fare una cosa del genere vi posso ben capire, è una domanda che mi sono rivolta anch’io.

Questa è anche l’epoca del protagonismo d’artista che pur di essere originale, usa qualsiasi mezzo e qualsiasi elemento per entrare nell’olimpo-effimero dell’arte. In un mondo così negativo, pieno di angosce, di guerre e di violenze, credo che sia un dovere, specialmente da parte dell’artista, quello di creare opere che infondano serenità e gioia. E l’arte oggettiva è certamente la“via” migliore per trasmettere questo messaggio.

“Per me un quadro deve essere una cosa piacevole, festosa e bella, sì, bella. Ci sono già tante cose spiacevoli nella vita. Perché noi artisti dovremmo aggiungerne altre?” Pierre Auguste Renoir.

Nota: quando Osho parla dell’arte di Picasso penso che si riferisca al periodo del figurativo astratto o del cubismo, piuttosto che al periodo rosa o blu. Picasso stesso quando si confessa parla di una certa soggettività fatta di bizzarrie, giochetti, ghirigori scherzi o indovinelli.