DOVE COME PERCHE’ E’ NATO QUESTO MANIFESTO di Majid Valcarenghi

Alcuni stralci della prefazione alla nuova edizione di Zen e Politica (OM Edizioni)

Quando mi arriva il messaggio di Osho, tramite il suo medico personale, una delle persone più vicine al Maestro, rimango per qualche istante interdetto quasi fossi pervaso da una resistenza a voler capire. Eppure le parole di Amrito, erano state chiare: “ Majid, Osho ha detto di scrivere il Manifesto della sua Visione”– Come scrivere io?- “Si tu” – mi risponde Amrito, quasi infastidito. (…)

Quello che stava mettendo in atto in quei giorni era l’inizio di una vera e propria rivoluzione nella sua relazione Maestro – discepolo. Da sempre, fin dal 1977 quando divenni suo sannyasin la comunicazione di Osho verso il mondo passava attraverso le sue parole. Adesso in quei giorni, per la prima volta Osho aveva chiesto a uno dei suoi discepoli di agire la sua Visione non utilizzando le sue parole e la sua immagine ma agendo in prima persona, cioè trasmettere al mondo esterno il suo messaggio attraverso la nostra esperienza, la nostra comprensione del suo insegnamento…

Con Anando. la prima segretaria di Osho, quando le condivido i miei sentimenti sul messaggio arrivatomi dal Maestro, accade un dialogo surreale. Di fronte ai miei dubbi Anando prova a tranquillizzarmi dicendomi che col Partito non avrei dovuto fare altro che organizzare la vendita dei libri di Osho porta a porta. Rimasi allibito: mi sembra assurdo che per far questo Osho avesse prefigurato un Partito Scientifico Rivoluzionario. E la invito a verificare col Maestro questa sua interpretazione. Così Anando riporta a Osho il quesito e la risposta fu che dovevo trovare io la formula per agire il Partito. Era evidente la resistenza di Anando su questo anomalo progetto che Osho stava disegnando. Anche successivamente rispetto la scrittura del Manifesto, Anando ancora una volta mise in discussione la mia comprensione: “Majid, ma cosa dici!? scrivere TU un Manifesto della sua visione? Ma che trip ti stai facendo… quello che devi fare è scegliere una compilation dai Suoi discorsi su diversi argomenti d’attualità e metterli insieme…ma non scrivere tu!” Sembrava talmente autorevole e decisa che le mie certezze all’improvviso mi apparvero meno certe e le dissi “Senti perché non verifichi anche questo, direttamente con Osho?”

E fu così che l’indomani Anando torna con una energia totalmente diversa, come se non fosse accaduto nulla il giorno prima, con gli occhi luminosi che aveva quando canalizzava le parole di Osho e mi conferma che si, dovevo scrivere io e poi far avere il testo tradotto in Inglese al Maestro prima della pubblicazione per la sua verifica. E qui avviene uno scatto energetico dentro di me, una cristallizzazione del messaggio di Osho che in quel preciso momento sento di dover agire al di là delle mie paure anche se ancora non avevo idea di come poterlo fare

(…)

Dopo qualche settimana prenotai il volo per l’Italia. Mi sentivo isolato dal resto dei sannyasin non italiani e la cosa mi dispiaceva. Una sera al discorso che Osho teneva quotidianamente, indossavo uno scialle del kashmir,  nero, damascato in oro che avevo appena comprato. La mattina dopo mi si avvicina Anando: “Majid, Osho vuole il tuo scialle che indossavi ieri sera al discorso”. Rimango interdetto e come un bambino mi viene da chiederle: “Ma perché?” E lei guardandomi con un filo di compatimento ripete:” Il tuo scialle Majid, Osho vuole il tuo scialle”.

Fu la mia amica Siddho che quando la sera Anando mi riportò lo scialle ebbe la compassione di spiegarmi che nella Tradizione spirituale ​questa richiesta del Maestro significava che voleva darmi energia tenendo tra le mani il mio scialle, visto che stavo tornando in Italia con una missione davvero difficile. Fui profondamente toccato da questo fatto in un momento in cui mi sentivo solo  ho invece percepito davvero Osho al mio fianco e gli occhi mi si riempirono di lacrime.

In verità non fu l’unico episodio, alcuni mesi dopo un’altra amica, Kovida  mi confidò che Sudha una terapista sudamericana che all’epoca era molto vicina a Osho, aveva visto una mia foto sul comodino del Maestro. E mi venne in mente quel suo messaggio “Non avere paura, io vengo con te.”

Gli eventi si succedevano con una tale rapidità in quei giorni, che mi sembrava di vivere in un’altra dimensione. Quando un paio d’anni prima, Osho mi aveva dato l’incarico di “essere il suo ambasciatore in Italia” il mio compito era di comunicare l’esistenza del Maestro e le sue parole ma era qualcosa che avevo fatto da solo, non c’era nessuna struttura da mettere in piedi, nessun progetto preciso da realizzare. Adesso era tutto diverso. Dovevo mettere insieme un gruppo, agire come soggetto collettivo per cercare di trasmettere quello che avevamo compreso di Osho.

Questo mi sarebbe apparso via via più chiaro nelle settimane, nei mesi seguenti: il mio compito con il Manifesto era di superare l’immagine pubblica all’epoca molto forte del guru indiano delle Rolls per affermare la visione di uno straordinario Maestro di vita. Un Maestro che demoliva il ruolo delle religioni organizzate affermando una nuova spiritualità e insieme una religiosità originaria antica e dirompente. La Visione di un Maestro che disprezzava i politici e il mondo che avevano espresso  prospettando un nuovo paradigma basato su due pilastri fondamentali del suo insegnamento: libertà e responsabilità.

Avevo il cuore in subbuglio per questa nuova avventura in cui il Maestro mi stava proiettando, per l’energia che aveva mosso dentro di me e nell’Ashram intorno a me. Una missione a cui avrei dato la totale priorità per un bel pezzo della mia vita. (…)

Presi uno stacco dalla Comune di Osho Miasto dove vivevo e mi ritirai con questo gruppo di amici con cui avevo scelto di condividere l’esperienza della scrittura del Manifesto. Ci ritirammo per una piena immersione nel Lavoro, occupando il Podere che  oggi si chiama La Selva vicino a Miasto.  Un’esperienza quotidiana di condivisione, meditazione, scrittura e riscrittura, di grande intensità.

Passammo più di due mesi a parlare, scrivere, correggere, rileggere, ascoltare con la mente e col cuore. Con Amrito che da Poona mi incalzava con telefonate e messaggi: “Ma hai finito il Manifesto? Fai in fretta!” E dopo quasi tre mesi arrivammo alla fine. Avevamo messo su carta la nostra comprensione di Osho sui grandi temi. Quasi nessuna citazione del Maestro rispettando da subito, anche nella scrittura, l’indicazione che mi aveva dato: tu vai, io sarò dietro di te.

Il titolo che scelsi e proposi a Osho per la prima edizione fu “Politica e Zen, un nuovo Manifesto”. Spedii il testo tradotto a Poona, con la serena consapevolezza  che tutto quanto avrebbe potuto rivelarsi come un grande gioco del Maestro per mettere alla prova il mio ego. Da qualche parte dentro di me sapevo che avrebbe anche potuto dirmi: “Majid adesso butta via tutto e vieni un po’ a Poona “ oppure  “riscrivi tutto daccapo” e chissà cos’altro. Ed io mi dicevo che ero pronto anche a questo. E che magari mi sarei anche potuto sentire sollevato.

Trasmettere il testo a Poona aspettando la sua risposta è stato un po’ come attraversare una lunga notte buia, senza sapere se alla fine ci sarebbe stata la luce dell’alba. Certo è che una volta terminato lo scritto, la sensazione mia e degli altri  è stata quella di aver creato qualcosa che poteva essere utile davvero. Ma da qualche parte in me era sempre vivo il dubbio: se fosse stato solo il nostro ego? Una settimana di trepidazione poi da Poona arriva la risposta di Osho al Manifesto: “Blessing”. Non dovevo cambiare neanche una parola.

Aggiunsi solo, più tardi, chiedendolo ad Osho, qualche sua citazione da porre all’inizio di alcuni capitoli.

A quel punto su suggerimento di Michele Serra mi rivolsi a Carlo Feltrinelli che aveva iniziato a dirigere, sotto la supervisione della sua storica madre Inge, la casa editrice di famiglia. Chissà se questa scelta fu inconsciamente ispirata dall’aiuto che negli anni ’60 ricevetti dal padre Giangiacomo per il mio giornale Onda Verde… fattostà che Carlo credette subito al libro stampandolo in prima battuta in edizione economica in diecimila copie, bruciate in due mesi e poi subito una seconda edizione. Il riscontro della stampa in effetti  fu straordinario, ma straordinaria fu anche l’energia che noi autori mettemmo in campo con il supporto generoso della casa editrice. Partecipammo ad  una quarantina di presentazioni da Bolzano a Napoli in circoli culturali, teatri, librerie. Anche con una mobilitazione di  tanti sannyasin che nelle loro città, ci aiutarono l’editore a programmare un vero e proprio tour durato quasi un anno.

Poi accadde l’impensabile in una logica editoriale: la Feltrinelli, nonostante il successo del libro, decise di non programmare la terza edizione. Non fu Carlo a comunicarmelo e a mio sentire neppure a deciderlo. Politica e Zen era diventato qualcosa di più di un libro, era stato giustamente percepito come un’azione di politica culturale non ortodossa e all’epoca la Feltrinelli era ancora ancorata al marxismo ortodosso. Così la casa editrice decise di non ristampare più il libro nonostante il successo editoriale. Mi furono tuttavia correttamente restituiti i diritti e messo fuori catalogo. A quel punto lo ripubblicai io con il sostegno di centinaia di sannyasin, stampammo in 30.000 copie con il nuovo titolo “Lo zen e la manutenzione della politica” parafrasando il celebre classico della letteratura zen. Lo distribuimmo anche in edicola e poi allegandolo a ReNudo.

Abbiamo diffuso nelle tre edizioni cinquantamila copie di questo Manifesto che è diventato il libro più venduto nel mondo di Osho. Poi negli anni ’80 e ’90 pubblicammo Operazione Socrate che ridette slancio al nostro lavoro per far conoscere il Maestro, il suo insegnamento, la terribile storia del Suo assassinio. Anche per Operazione Socrate stampato e ristampato in 30.000 copie, senza un editore a sostenerci, riuscimmo a mettere in campo una formidabile campagna mediatica sempre con l’aiuto territoriale di centinaia di sannyasin con oltre sessanta presentazioni in tutta Italia. Attraverso questo lavoro  Osho era arrivato ovunque e anche grazie al lavoro parallelo, quotidiano e meticoloso di Vidhea, viene pubblicato da tutte le più importanti case editrici, compresa la Feltrinelli che ha iniziato a pubblicare Osho e diversi autori sannyasin, diventando una delle case editrici più attenta al mondo di Osho a testimonianza di quanto fosse cambiata la percezione di Osho nell’intellighenzia e nel mondo editoriale e nella stampa.

Si perse il connotato di setta arancione a cui i media nel primo periodo ci avevano confinato. Anche i discepoli di Osho e non solo i terapisti, perso il riferimento del Maestro nel corpo incominciarono ad assumersi più responsabilità. E quel parlare in prima persona  non più solo con le parole di Osho da parte loro contribuì non poco a far crescere questa nuova fase del vissuto della figura di Osho in Italia. Era accaduta quella rivoluzione nostra interna di un nuovo modo di essere discepoli di cui noi col Manifesto, fummo precursori. A specchio era accaduto un cambiamento radicale nella percezione mediatica: non più il guru del sesso e dei ricchi, non più il capo della setta arancione ma uno dei più grandi Maestri spirituali dell’epoca moderna. Questo era accaduto anche grazie a questo testo, con tutto il lavoro svolto intorno al Manifesto, al Partito, a Operazione Socrate, con Liberation Times prima e Re Nudo dopo. Oggi questo testo che Alfredo Lafranco editore della OM  (che forse non a caso ha anche ripubblicato nel 2010 Operazione Socrate) ha scelto di rieditare dopo quasi trent’anni questo Manifesto. Se la cosa ha ancora un senso lo deciderete voi lettori. Lui ed io pensiamo di si.

Già nell’introduzione dell’epoca e che segue queste mie pagine di contestualizzazione storica, si possono leggere dei brani che potrebbero essere scritti oggi

“…forse l’umanità è sul punto di compiere un nuovo salto evolutivo. In cinese  la parola crisi è formata da due ideogrammi, il primo significa pericolo e il secondo occasione di mutamento….”

“…ciò che accade in realtà all’essere umano è che viene educato a sviluppare la prima forma d’intelligenza, quella produttiva e non la seconda, quella più simbolica, intuitiva, comprensiva, unificante. Questo squilibrio sta portando l’umanità sull’orlo del suicidio. Occorre creare modi, tempi, spazi in cui l’intelligenza intuitiva ed unificante possa aprire le ali… In questo Manifesto vogliamo indicare, raccontare, condividere l’esperienza di chi, facendo della crisi un’occasione di mutamento, sta già cercando di aprire spazi all’altro tipo d’intelligenza….”.

Se leggete questo libro non saltate l’introduzione perché è parte integrante del Manifesto.

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A metà giugno uscirà la nuova edizione del libro “Zen e Politica – Un Nuovo Manifesto”.
E’ già possibile prenotarlo al numero 0577 961021 oppure mandando una mail a renudo@renudo.it.

Il 30 giugno a Roma ci sarà un incontro/presentazione tenuto da Majid Valcarenghi in occasione dell’uscita del libro. L’incontro si terrà presso Hara Olistic Academy in Via dei Salumi, 51