Il mondo della moneta sovrana

A Udine, il presidente Napolitano ha dichiarato che tutti gli italiani sono responsabili del debito pubblico e che nessuno può sfuggire a questa incombenza. Il Capo di Stato ha ragione perchè l’enorme deficit pubblico rappresenta ormai una spada di Damocle sul futuro del paese e dei nostri figli. Ma come è stato creato questo enorme debito? I Governi, succedutisi a partire dalla fine della guerra, hanno abdicato alla banca centrale, di proprietà privata, il potere di battere moneta. Ed è così che il sistema bancario crea denaro dal nulla con cui compera i titoli del debito pubblico emessi dallo Stato e gravati da interesse. Le banche usano questi titoli come copertura per emettere la cartamoneta, il denaro legale e il denaro creditizio e i contribuenti pagano le tasse per rimborsare questo debito.

Ed è così che, accumulandosi, il debito pubblico italiano è arrivato a più di 1800 miliardi di euro, cioè un dovuto pro-capite di circa 30000 euro (neonati e pensionati inclusi). Tale debito può essere mantenuto solo mediante l’imposizione di tasse crescenti per rimborsare gli interessi passivi. Ma se lo Stato è in grado di emettere titoli a copertura del denaro legale emesso dalle banche, allora perchè non emette direttamente, e in proprio, il denaro legale senza doverlo prendere in prestito da privati? È perciò che Maurice Allais, premio nobel per l’economia (1988), chiede una riforma bancaria basata su due principi fondamentali: primo, la creazione di moneta deve essere di unica competenza dello Stato e, secondo, il sistema finanziario deve essere riorganizzato in base al principio della separazione tra banche commerciali e banche d’affari, in vigore in Italia fino agli anni novanta, secondo la legge del 1935.

Questa giusta norma veniva anche applicata negli USA (legge Glass-Steagall, abrogata nel 2000). Ebbene, Papa Pio XI nella Sua Enciclica “Quadragesimo Anno” nel condannare l’accumularsi della potenza economica nelle mani di pochi denunciò coloro che “tenendo in pugno il denaro, la fanno da padroni; onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso, di cui vive l’organismo economico, e hanno in mano, per così dire, l’anima dell’economia, sicché nessuno, contro la loro volontà, potrebbe nemmeno respirare”.

 

Pubblicato nel numero 10 di Re Nudo