Economia verde

La carta programmatica del “capitalismo naturale” verso la fondazione dell’associazione di nuove imprese. L’iniziativa dei Verdi per uno sviluppo capace di coniugare rispetto per l’ambiente e nuove fonti rinnovabili e creazione di nuovi posti di lavoro.

Cresce in Italia un settore, che definiamo, per comodità di sintesi, del  “capitalismo  naturale”,  partecipato da imprese, tecnici e professionisti, studiosi e ricercatori che elaborano, progettano e producono riducendo i consumi di energie fossili e generando spesso energie rinnovabili, senza penalizzare i propri conti economici, né scaricare sul bilancio pubblico le azioni ambientali, anzi, spesso, portando un saldo positivo in termini energetici provenienti dalle loro attività. 

Non si tratta solo dei settori che sono rispettosi della natura per antonomasia, come quello ad esempio dell’agricoltura biologica, ma di imprese che in ogni settore produttivo hanno apportato significative modifiche ai loro processi in modo da diventare, prima meno dannosi, e successivamente virtuosi nella salvaguardia ambientale. Si tratta di una necessità per consentire la sopravvivenza sul pianeta delle generazioni future, come i Verdi e gli ecologisti da decenni vanno sostenendo; ma oggi, per gran parte dei Paesi sviluppati e per quelli in via di sviluppo, questa è anche l’unica strada per salvare l’economia dal collasso.

Negli ultimi anni la bolletta energetica ha subito degli aumenti estremamente significativi. Pochi sanno che il monopolio detenuto in Italia dalle due società a partecipazione pubblica, ENI (petrolio e gas) ed ENEL (elettrico e ora anche gas), ha prodotto nel 2005 utili consistenti, che al netto delle imposte, ammontano a circa 15 miliardi di euro, e quindi ad oltre 30miliardi di euro lordi, mentre gli utili delle altre società “consorelle” europee risultano inferiori di dieci volte. In concreto, nel nostro Paese, imprenditori e cittadini, pagano una bolletta energetica, nel settore del gas superiore di oltre il 30% alla media europea, mentre quella elettrica è superiore del 15%. Attuare un programma di miglioramento dell’efficienza energetica e di diffusione delle energie rinnovabili sul territorio assume pertanto una rilevanza strategica nazionale.

 Occorre procedere allo sviluppo di un programma di generazione elettrica e termica, e di cogenerazione, laddove possibile da fonti rinnovabili, distribuita sia nelle aree industriali del Paese, sia nei grandi presidi sanitari e scolastici, in modo da trasformare l’energia da costo a risorsa, per il sistema delle imprese come per le famiglie. Stupisce allora l’assoluta inazione delle classi dirigenti politiche ed industriali, dovuta in parte alla pressione delle lobby petrolifere ed energetiche sui maggiori centri di rappresentanza del Paese, in parte ad una cronica arretratezza culturale. Questo risulta essere molto più evidente anche rispetto alla capacità competitiva delle nostre imprese sui mercati internazionali, atteso che, oltre alla questione energetica, il bilancio pubblico è oggi gravato da un peso, in larga parte dovuto ad inefficienze e costi indotti che, scaricati sull’ambiente, determinano condizioni e costi sociali nel ciclo produttivo e nel sistema logistico delle infrastrutture.

Alcuni esempi si possono sintetizzare sia nell’effetto della chimica in agricoltura, il cui costo è pari ad un terzo della bolletta energetica, sia nella costrizione all’uso del trasporto su gomma negli spostamenti nord-sud del Paese, rispetto alla scelta e alle potenzialità offerte dal mare e dal ferro, oltre che dai veicoli elettrici per il trasporto privato, ormai concretamente compatibili con gli standard di percorrenza dell’80% del parco veicolare.
Tutto ciò scarica enormi costi sulla manutenzione delle infrastrutture, sul sistema sanitario, i cui effetti sono dati purtroppo da una marcata diffusione di incidenti, per i quali necessitano cure riabilitative appropriate, nonchè di patologie cardiorespiratorie indotte dagli insopportabili livelli di inquinamento. Per non parlare della politica di gestione dei rifiuti, la quale punta decisamente sull’incenerimento, processo inefficiente e fonte di pericolosi inquinamenti, a fronte di processi e tecnologie esistenti, molto più efficienti e puliti.
In Germania in sette anni di governo, sono stati creati, nel solo settore delle energie rinnovabili, oltre 160.000 posti di lavoro, con un incremento continuo di oltre 20 mila posti di lavoro ogni semestre.

Le risorse per una nuova rivoluzione industriale, per un new deal ecologico, esistono, e sono evidentemente illimitate.
 L’era del Capitalismo Naturale, in cui il consumo di risorse naturali non è più esterno alle tradizionali componenti del capitalismo storico ma interno alla valutazione dei costi e dei benefici dell’azienda e del sistema Paese, può finalmente sorgere dall’efficienza energetica, dalla produzione di energie rinnovabili e dalla democrazia energetica per mezzo della produzione distribuita, della rottura dei monopoli pubblici e privati, dell’avvio di cicli industriali e produttivi tali da apportare un solido risparmio. Le grandi opere ed infrastrutture programmate in questa legislatura sono progetti che hanno contenuti di modesta capacità tecnologica e scarso incremento per quanto riguarda i nuovi posti di lavoro, oltre che energeticamente insostenibili.