L’età senza tempo

A qualunque età, non si può mai smettere di crescere.
Ce lo raccontano gli autori del libro ”Tutta la verità sull’Amore” in uscita per la Sperling e Kupfer

di Manuela Mantegazza e Franco Bolelli

Manuela
Anche se lo specchio regala costantemente conferma del tempo che passa, dentro di noi non c’è età, ma un fantastico groviglio di tutto quello che siamo e siamo stati sin dai nostri stessi primordi. Quindi l’età interiore non è legata all’età anagrafica, ma alle nostre scelte, alle nostre aspirazioni, a quello che siamo o vogliamo essere. Mi verrebbe anche da dire che più ci sentiamo vivi, più riusciamo a mantenere alta la tensione emotiva e l’eccitazione, più il nostro corpo fatica ad invecchiare: contrariamente a quanto molti pensano, più produci energia più avrai energia, più riesci a generare vita più ti senti vivo. Da quando il mondo si è fatto così piccolo, da quando i confini sembrano costruzioni artificiose e il bisogno di allargare cresce in modo esponenziale, perché continuare a dividere rigidamente la vita in fasi, perdendo così il piacere di esplorare il territorio oltre i confini? Se, come dice Tom Robbins, “non è mai troppo tardi per farsi un’infanzia felice”, allora si devono intrecciare infanzie felici con adolescenze felici e vecchiaie felici. Credo che bambino, adolescente, adulto e anziano debbano coesistere in ognuno di noi. Dobbiamo fare a pezzi le linee di sbarramento che ci limitano dentro i noiosi modelli convenzionali, e affacciarci da ogni fessura, allargando crepacci, invadendo cunicoli, imparando a convivere con tutto quello che ci attraversa e ci ha attraversato, salvando di ogni tempo la parte migliore. Se, ad ogni età, fossimo capaci di giocare come bambini, di innamorarci come adolescenti, di ridere senza freni, di mantenere lo sguardo incantato dei nostri anni migliori, ma fossimo allo stesso tempo responsabili, maturi, solidi e rassicuranti, forse potremmo davvero fare un grande salto in avanti nella storia dell’evoluzione. Certo può sembrare complesso quando quasi tutti cercano da sempre di offrire un’immagine rassicurante, il più possibile vicina a quello che gli altri si aspettano: ma vivere il proprio destino prevede un continuo sviluppo del proprio carattere, della propria personalità, della propria natura, un’evoluzione continua senza limiti, lavorando incessantemente su ciò che ci rende unici. Per fare tutto questo ci vogliono forti passioni, turbamenti, slanci, capriole del cuore e la voglia implacabile di mantenersi innamorati.

Franco
Quando ci siamo incontrati avevamo più di quarant’anni e ancora non sapevamo di essere poco più che ragazzini con tanti spazi e maestosi margini di crescita: così ci percepivamo più vecchi di quanto siamo diventati tanti anni dopo (“I’m Younger than that now”, cantava il vecchio meraviglioso Bob). E’ per questa consapevolezza, non certo per paternalismo, che quando adesso vediamo i nostri figli o altri ragazzi più o meno dell’età che noi avevamo allora, ci viene da dirgli che hanno ancora oceani di opportunità, molte più di quanto immaginano. Perché non è mai troppo presto per assumersi responsabilità, ma a quarant’anni quello che puoi costruire e crescere è probabilmente molto più grande di quel che hai costruito fin lì. E’ chiaro che a quell’età c’è –non può non esserci- un passato che pesa: ci sono spiacevoli residui che restano attaccati addosso anche se tu hai cambiato pelle, e noi stessi incontrandoci abbiamo riconosciuto in un lampo la nostra essenza ma abbiamo (ho?) poi impiegato (sprecato?) non poco tempo per liberarci da ingombranti impalcature mentali, difensive armature, abitudini che si erano depositate anche su due personalità che a nessuno è mai venuto in mente di definire prevedibili (la sensazione a un passo dall’onnipotenza di aver toccato un’essenza al di là del tempo si traduceva per me –stupido- nella molto sciocca sensazione di potersi permettere di sprecare tempo).
Ma quello che fa tutta la differenza del mondo è che –sconfinata attitudine vitale, impercettibile vocazione per le convenzioni sociali- è stata l’età a conformarsi all’amore, non il contrario. E’ così che in più di vent’anni non soltanto non è mai venuta meno ma anzi si è affermata e potenziata la spinta a migliorarci, a reinventarci nelle grandi scelte e nei mille gesti quotidiani, a tenere la bussola sempre puntata verso la più intrattabile intensità. Che a più di sessant’anni non riusciamo a smettere di baciarci ogni dieci secondi e di giocare fra noi e di generare slanci, questa è la prova che niente è più potente della combinazione fra attitudine adolescente e consapevolezza matura.

Manuela
Recentemente mi è capitato di sentire diversi ragazzini affermare che l’amore oltre una certa età è assolutamente ripugnante: anche se alcuni integralismi sono assolutamente giustificabili con la giovane età, quello che a loro non capiscono è che, malgrado il corpo cambi, invecchi, si indebolisca (anche se il nostro corpo si è evoluto e un cinquantenne di oggi non è il cinquantenne di una volta), lo spirito e il carattere hanno l’assoluta capacità di superare i limiti dell’età anagrafica: a dodici o a sessanta anni, l’amore suscita le stesse incredibili emozioni, palpitazioni, fremiti, batticuore, brividi, sussulti, sfarfallii, sospiri, scosse, sobbalzi, trasalimenti. L’amore è davvero eternamente adolescente e, oggi più che mai, si può ricominciare a quaranta, cinquanta, sessanta anni, ma anche oltre. Abbiamo bisogno di sapere che la vita è larga e che anche quando pensiamo di avere già toccato il massimo, possiamo scoprire orizzonti ancora più vasti e luminosi. La fine di qualcosa può essere l’inizio di qualcosa di più grande.

Franco
Quando mi accade di raccontare quanto l’idea di decrescita sia psicologicamente catastrofica, faccio sempre riferimento alle storie d’amore (perchè i teorici della decrescita puntano il dito ammonitore contro gli stili di vita e il consumo e il mercato, ma non si può non vedere che l’idea di fermare la crescita ha un effetto dissuasivo e deprimente sull’intera nostra percezione delle cose, sulla totalità dell’orizzonte vitale: gli occhi di chi parla di decrescita non brillano, il loro linguaggio del corpo è spento e inerte). Ecco, in una relazione sentimentale non si può mai smettere di crescere. Se si scende a patti con l’idea che dopo un po’ di anni e/o con l’età è normale accomodarsi in poltrona, lì si comincia inesorabilmente ad appassire. Non si può mai smettere di crescere, tanto più ora che i nostri stessi processi di percezione, di conoscenza e di esperienza si stanno sempre più estendendo al di là dei confini anagrafici. Non si può mai smettere di crescere perché per voglia o per necessità ogni situazione –dal lavoro all’intera esistenza quotidiana, dal ritrovarsi alle prese con i figli dei nostri figli al senso stesso delle nostre possibilità personali- va sempre e comunque esplorata, giocata, valorizzata. Proprio per il senso di calore e di passione e di slancio che gli è connaturato, l’amore non può in questo senso non essere la principale forza propulsiva e motivazionale, quella che fisicamente e psicologicamente trasmette un senso vitale che sarebbe rovinoso delimitare e decrescere.

Manuela
Ci sono persone che credono che l’amore in tarda età nasca dal desiderio di ciò che si è perduto, di ciò che non si è potuto avere, una specie di rivalsa -prevalentemente femminile- verso un passato deludente o da un’educazione rigida e punitiva. Questa mentalità non ha nulla a che vedere con l’amore, ma soltanto con il desiderio di amare o di essere riamati. Nel momento in cui l’amore arriva, tutte le menate, le ritorsioni, le rivincite, i puntigli, le lagne, i lamenti, i piagnistei svaniscono nel nulla, non ci sono più diritti negati e slanci proibiti, se è Amore allora tutto il resto diventa piccolo, insignificante, perché è tale la ricchezza che si possiede che ci si sente fortunati anche nella sfortuna, ci si sente felici anche in mezzo ai casini e forti anche in mezzo alla tempesta.
Certo in passato non c’era la stessa libertà, non si potevano vivere le proprie pulsioni, i propri slanci: resistenze invalicabili strangolavano impulsi, impeti e istinti naturali, tanto che, ancora oggi, molte donne hanno difficoltà a capire il loro valore e si accontentano di meno di niente, si lasciano adombrare, seviziare, maltrattare, pensando che quello sia tutto l’amore che meritano. Quando ad esempio una storia finisce, bisogna lasciarsela alle spalle e, se un pizzico di orgoglio aiuta a non cedere alla tentazione di rincorrere i fuggitivi, la speranza di poter ricominciare è sicuramente un grande incentivo: ma se pensi che la tua età non ti permetta di reinventarti e di riaccenderti, allora quella speranza è destinata a spegnersi sul nascere. Ci sono svolte dolorose, a volte addirittura tragiche, ma dobbiamo impedire ai fantasmi di dominare i nostri sogni, di tenerci soggiogate con l’ossessione di quello che abbiamo perso. Se la nostra mente non è in grado di accogliere il mutamento e di vedere una prospettiva, l’altro, presente o assente, manterrà il controllo su di noi e avrà sempre il potere di continuare a ferirci.
Ma con l’età, la consapevolezza di sé aumenta -forse saranno gli intoppi, gli inciampi, i capitomboli, a rendere tutto più chiaro e delineato- fatto sta che, malgrado lo specchio rifletta un ‘immagine leggermente appannata rispetto a quella dei vent’anni, la personalità e l’esperienza compensano e anzi superano quella piccola perdita di freschezza. In età adulta si ha una conoscenza più profonda della propria natura: si è in grado di valorizzare i punti di forza -a volte anche di esaltare i difetti quasi fossero incredibili pregi-, si riesce a tirar fuori un carattere a tutto tondo, pronto a fidarsi del proprio istinto, capace di frenesie e di piccole monellerie d’amore.

Franco
Forse è perché la forma estetica la apprezzo non poco ma non l’ho mai eletta a unità di misura, forse è perché se una donna mi piace davvero allora mi piace tutta al di là dei dettagli dei centimetri e dei chili, forse è perché la bellezza è naturalmente bella ma senza personalità non sarà mai più che bella: è così che mi ritrovo a provare ammirazione e passione per quelle facce e quei corpi più maturi, dove la forma può non essere perfetta ma che contengono più ricchezza ed esperienza vitale. No, non è la volpe e l’uva, niente affatto: è davvero molto raro che mi senta attratto da un corpo giovane e splendente, e non capisco quegli uomini di una certa età a caccia di ragazze con la metà dei loro anni. E’ la vita che c’è in un corpo a essere sexy, è il linguaggio di quel corpo. E, credetemi, in un corpo più maturo –se non ha soffocato i propri fuochi- c’è incomparabilmente più abbondanza vitale.

 

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