101. Grillo parlante

Non amo schierarmi quasi mai perché troppo spesso mi è capitato di comprendere le ragioni dell’altro o di capire che non sempre la ragione sta dalla parte di chi mi è più affine.

Di Beppe Grillo abbiamo pubblicato qualche anno fa su Re Nudo una bella intervista di Jacopo Fo. Di Beppe Grillo ho anche visto alcuni spettacoli videotrasmessi su Sky un paio d’anni fa che ho trovato di un raro interesse giornalistico. Le sue denunce, frutto di uno straordinario lavoro di controinformazione del suo team redazionale, hanno messo a nudo imprese, servizi pubblici, anche preannunciando, come nel caso Parmalat, molto tempo prima inevitabili crack finanziari. La capacità di Grillo di creare informazione con i potenti mezzi che oggi il web mette a disposizione, mi ricorda quello che faceva Stampa Alternativa negli anni ’70 con i volantini.
A Grillo va dunque la mia simpatia e solidarietà per il lavoro prezioso per la collettività di cui si è fatto carico in questi dieci anni.

C’è tuttavia una riserva che vorrei condividere con voi e riguarda proprio l’episodio che ha regalato a Grillo il massimo della popolarità: la denuncia della politica nel vaffanculo day.
Chi scrive da sempre vive la politica come uno dei più nobili compiti da svolgere, e cioè prendersi cura delle cose pubbliche, e i politici come la categoria meno adatta a svolgere tale compito. Infatti, la stragrande maggioranza dei politici invece che occuparsi della cosa pubblica, preferisce occupare la cosa pubblica per fini e vantaggi personali. Ho conosciuto alcune eccezioni, che esistono a conferma della triste realtà generale.

Premesso questo vorrei sommessamente rivolgere un invito a Beppe Grillo perché stia più attento al linguaggio che usa, alla cultura che esprime nel colpire i suoi bersagli per la loro età, per supposte malattie o handicap fisici. Usare le categorie della satira nel fare informazione e nel fare politica è pericoloso. Si diceva tanti anni fa, non importa cosa, importa come. Ecco io credo che il come di Beppe Grillo sia il punto debole del suo messaggio, mentre il punto di forza sia la capacità di stimolare centinaia di migliaia di persone ad esprimere una critica radicale nei confronti del Palazzo della Politica. E più che pensare a mettere in campo una piccola forza politica sarebbe meglio a mio avviso che continuasse a svolgere il ruolo di critico radicale esterno e libero, con iniziative che possano o costringano i politici a svolgere meglio i loro compiti istituzionali.

Sarebbe un’ennesima illusione destinata a svanire, il pensare che sia sufficiente l’istrionismo di Beppe Grillo e l’intelligenza del suo team a far nascere un nuovo movimento politico immune dal carico della logica di potere che attraversa tutti gli schieramenti politici. Così come sarebbe un’ennesima illusione quella della mitizzazione della categoria giovanile in politica. Come se il giovane in politica possa essere immune dall’ambizione e dalla sete di potere. Eppure la demagogia giovanilistica attraversa chiunque coltivi l’illusione che riformare la politica significhi far largo ai giovani.

Diverso sarebbe invece la scelta delle donne che è di genere e non è generazionale. La qualità delle donne in qualunque ambito lavorativo è superiore alla qualità media degli uomini. Sarebbe quindi auspicabile una riforma strutturale della politica che tenga ben presente questa realtà. Al di là del fatto che senza un allargamento della coscienza individuale e senza un processo di crescita personale è difficile che un essere umano in politica non si faccia prendere dalla logica del potere e dell’ambizione finalizzata ad accumulare vantaggi personali.
E questo in realtà è il punto vero che travalica generi, generazioni e ideologie. Ringraziamo comunque Beppe Grillo che ha smosso le acque stagnanti della partitocrazia.