Marina Valcarenghi

La riflessione interessante non si improvvisa, richiede tempo, letture, confronti, oltre che esperienza. Per questo i giornali si costruiscono oggi quasi sempre “dall’esterno” e non “dall’interno”. Se si fa un’inchiesta sul carcere, per esempio, i culi di pietra dei nostri giornali fanno, dalla loro scrivania, un giro di telefonate agli “esperti”. Esperti che spesso nulla sanno, ma che improvvisano perché credono che sia utile essere citati sul giornale. Parlano il sociologo, l’economista, lo psicanalista, la soubrette, il direttore del carcere e magari anche il detenuto ed ecco fatta l’inchiesta insieme a qualche dato ISTAT.

La nostra inchiesta sul carcere sarà un’inchiesta dal di dentro: cos’è il carcere, cosa vuol dire. Come si incontra con la coscienza collettiva, non astratta, ma nostra, di noi che facciamo il giornale; e poi quali sono i sentimenti, i pensieri, le opinioni, le notizie di quelli che in carcere ci stanno per forza o per scelta di lavoro: E poi quello che si potrebbe fare, quello che in alcuni posti si sta cercando di fare e con quali risultati.

Per questo abbiamo bisogno di un’ampia rete di collaboratori vicini a questo modo di pensare e disponibili a comunicare le loro esperienze, le loro riflessioni sugli argomenti che di volta in volta tratteremo. Così come accadeva venticinque anni fa.

Re Nudo N. 1, Ottobre 1996

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