Rajendra Faccioli

All’inizio tendevo a vedere solo il simile a me e mi ero fatto l’idea che la crescita spirituale non fosse che la prosecuzione logica del Sessantotto. Poi imparai a riconoscere la realtà del diverso da me sulla stessa mia strada: il sindacalista che finiva a zappare l’orto amandolo alla follia, perché era un’esperienza diversa. Il veterinario che lavava le pentole, l’uomo d’affari che sbucciava i ceci e tutti coloro che partecipavano ai “gruppi di crescita”. In particolare gli impiegati. Io che in passato avevo pronunciato la parola impiegato con la bocca increspata dal disprezzo, dovevo ricredermi e scoprire il poderoso cuore degli impiegati (…)

Lo psicoterapeuta nella sua mansarda di Siena, l’apicoltore nella sua casetta sulla collina, l’infermiere del Policlinico, il sindacalista dei bancari napoletani, l’insegnate di un paesino della bassa padana, il burattinaio di Treviso, l’impiegata della Gucci di Roma, lo studente di filosofia di Rieti, il bracciante di San Rocco sono già ora la schiera delle mie amicizie all’interno di questa ricerca che è la mia vita.

Perché non immaginarlo come un mare ancora più vasto con un cuore che magari prenda forma in un giornale?

Re Nudo N. 0, Estate 1996

 

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